Lavoratori, una festa con nuovi progetti

Lavoratori, una festa
con nuovi progetti

Una festa del 1° Maggio che, ancora una volta, festeggiamo con le limitazioni che ci impone questa pandemia, in un momento storico così difficile. Abbiamo voluto ricordare con un gesto simbolico, la messa a dimora di un nuovo albero nel Bosco della Memoria, presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII, per ricordare tutti i lavoratori e le lavoratrici che ci hanno lasciato durante questo periodo drammatico, nello svolgimento del proprio lavoro. Siamo tutti in attesa di ripartire e riprendere le nostre attività professionali e sociali e ci auguriamo una ripresa pronta e sostenuta per ridare lavoro a tutti, consapevoli che, anche prima della pandemia, alcune problematiche erano state evidenziate nell’attuale sistema economico. Un sistema che aveva già evidenziato una difficile sostenibilità sociale, in particolare una diversificazione che è andata ampliandosi tra territori e lavori diversi con differenti mansioni, con un aumento considerevole di coloro, che pur avendo un lavoro, non riescono a far fronte a quelle esigenze minime, trovandosi anche a rischio di povertà.

Il reddito di cittadinanza ha contribuito a mitigare gli effetti negativi di questa crisi, ma così come è strutturato non è in grado di reinserire le persone nel mondo del lavoro. Da tempo affermiamo, come Cisl, che vanno strutturate, anche nel nostro Paese, le politiche attive del lavoro. Non possiamo accontentarci di un indennizzo economico a chi non ha un lavoro; il rischio è di assistere al continuo aumento di persone scoraggiate che non lo cercano più. In Italia le persone inattive sono arrivate a 13.664.000.

Alcune riforme, che il governo ha inserito nel Piano di resilienza e ripartenza sono quanto mai necessarie, come la riforma sanitaria, la modernizzazione della pubblica amministrazione e della giustizia. Queste riforme strategiche non si realizzano promulgando nuove norme, esercizio di cui il nostro Paese è leader al mondo, ma coinvolgendo le persone che lavorano in questi settori con massicci interventi formativi atti a far partecipare i lavoratori valorizzandone professionalità e responsabilità. Una nuova via che auspichiamo possa realizzare riforme efficaci e durature. La formazione continua, in costanza di lavoro, deve diventare una componente naturale del lavoro e in particolar modo l’elemento strategico delle politiche attive quando si perde il lavoro, comprendendo la necessità di investire in questo settore formativo per tutelarlo e riqualificarlo. A questo proposito, dobbiamo purtroppo constatare che un provvedimento come il fondo nuove competenze, che andava in questa direzione, nella nostra provincia sia stato poco utilizzato. Il fondo offre la possibilità di formare i dipendenti, in costanza di lavoro, durante processi organizzativi innovativi, facendosi carico di sostenere il costo delle ore di formazione, mentre a carico dell’azienda rimangono solamente i costi logistici della sede e dei formatori.

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