Le fototrappole e l’emergenza

Le fototrappole
e l’emergenza

Installare fototrappole lungo i sentieri del Carso, le stesse utilizzate per intercettare lupi, orsi o cinghiali. L’obiettivo è individuare gli immigrati irregolari che attraverso quei sentieri cercano di varcare il confine tra Slovenia e Italia. I sistemi di rilevazione ottica trasmettono i dati alle forze dell’ordine e facilitano l’individuazione delle persone da rimandare oltre confine. Allo stesso scopo, in quelle zone è previsto l’utilizzo di droni e la creazione di postazioni fisse con telecamere termiche. A Trieste è sorta una polemica politica intorno al piano della Giunta regionale friulana retta dalla Lega, la stessa che pochi mesi fa aveva prospettato l’edificazione di un muro anti stranieri lungo la linea che divide l’Italia dalla ex Jugoslavia. Ma non c’è più un’emergenza immigrazione lungo quella linea (come non c’è più per gli sbarchi): sono solo 5 mila i migranti irregolari scoperti nel 2019 mentre transitavano il confine tra Slovenia e Italia. Tant’è che il nuovo Centro per rimpatri di Gradisca, essendo vuoto, è stato destinato ad ospitare immigrati provenienti da Bari.

Le fototrappole non vengono usate solo per individuare animali, ma sono adottate ad esempio da Comuni per scoprire chi abbandona rifiuti. La vera emergenza è invece la gravissima violazione dei diritti umani che si sta compiendo nei territori tra i Balcani e la frontiera italiana. A evidenziarla basti la storia di Alì, giovane afghano: nel febbraio 2019 era stato catturato dalla polizia croata, che dopo vari maltrattamenti lo aveva rimandato in Bosnia, tra la neve e il gelo, levandogli scarpe e vestiti. I suoi piedi si sono congelati e sono andati in necrosi: il migrante ha rifiutato l’amputazione perché senza non avrebbe più avuto via di fuga in cammino. È morto dopo mesi di sofferenze. La polizia croata poi non si fa scrupoli nell’aizzare cani contro i viandanti, che, feriti dai morsi, restano immobilizzati nel gelo, o a sparargli addosso.

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