Le lettere al giornale Un mondo migliore
La pagine delle lettere de L’Eco di Bergamo

Le lettere al giornale
Un mondo migliore

Le lettere ai giornali sono un formidabile strumento per testare le priorità, i giudizi e l’umore dei lettori. I quotidiani, con tutti i loro acciacchi, riservano uno spazio di comunicazione diretta e non mediata attraverso il quale i cittadini possono dire la loro, nel perimetro di parole civili e senza accuse a rischio di querela. In tempi ordinari permettono di evincere una classifica dei temi che il pubblico ritiene più urgenti: traffico e viabilità, opere pubbliche, situazione economica, ambiente e sanità. C’è addirittura chi si rivolge alla redazione come se fosse un tribunale, chiedendo aiuto per dipanare liti tra vicini o rispondere a denunce riguardo a fatti ritenuti gravi. Il tono va dal garbato all’aggressivo, cifra di questa epoca.

Giungono testimonianze struggenti: chi ha perso il lavoro e a 50 anni, con una famiglia a carico, non sa più dove andare a sbattere la testa per trovarne un altro. Una volta questi appelli tramite il quotidiano non cadevano nel vuoto: il giorno dopo la pubblicazione della lettera qualche azienda chiamava per offrire un posto. Ora non più: a conferma della gravità della crisi economica nella quale ci troviamo. Le lettere arrivano prevalentemente via mail ma c’è ancora chi usa carta e penna, trasmettendoci un senso di nostalgia per tempi andati, quando c’erano anche lettori che usavano la macchina da scrivere ed erano abili a non sbagliare nemmeno una parola.

Da quando è iniziata la tragica emergenza coronavirus nella Bergamasca, giungono solo scritti sulla pandemia, a decine: non era mai successo per altri fatti ed è, nel piccolo, una conferma della gravità della situazione, che non ha paragoni in tempi recenti: si deve andare, con tutti i distinguo del caso, alla Seconda guerra mondiale per trovare un confronto, tra coprifuoco che dura da giorni e il bollettino quotidiano di morti e contagiati. Due sentimenti legano le missive, che hanno un tono basso: la solidarietà e il cordoglio. Lettere di vicinanza alla nostra provincia, tra i peggiori focolai d’Italia, sono arrivate dalla Sicilia, dalla Sardegna, dalla Campania e dall’Emilia Romagna, in particolare da Modena e Ferrara, dove le salme di decine di bergamaschi uccisi dal coronavirus sono state portate con i camion militari - immagine che ha colpito moltissimo anche nel resto della nazione - per la cremazione. «I vostri cari non erano soli» è il messaggio bellissimo arrivato dalle due città.

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