Libia, passi avanti Lezione per noi

Libia, passi avanti
Lezione per noi

Con grande fatica l’Europa ha cominciato da Berlino la grande rincorsa alla Libia. Ci sono volute l’autorevolezza e il pragmatismo di Angela Merkel, oltre alla coscienza di aver sprecato molte e molte occasioni, per spingere i Paesi dell’Unione Europea più esposti sul Mediterraneo a tentare un ultimo colpo di reni. I risultati non sono mancati: il cessate il fuoco, l’embargo all’ingresso di nuove armi e il monitoraggio dell’una e dell’altra cosa sono notizie da accogliere con favore. Qualcosa si muove, finalmente. Però non dobbiamo nasconderci la realtà.

L’impotenza delle Nazioni Unite, l’irresolutezza dell’Europa, i trucchetti di qualche Paese (per esempio la Francia, più ricca di ambizione che di intelligenza strategica) e la debolezza di altri (per esempio l’Italia, che non ha la decisione e nemmeno la cultura per tuffarsi in prima persona in crisi come questa) hanno consentito alla situazione sul campo di degenerare e a protagonisti indesiderati di inserirsi fin quasi a farla da padroni. Mentre al governo tripolino di Al Sarraj, l’unico legittimo secondo la comunità internazionale, venivano fornite solo caterve di parole, il generale golpista Haftar prendeva il controllo di gran parte della Libia, fino a minacciare le esportazioni di petrolio da cui dipende la sopravvivenza del Paese.

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