L’indifferenza  che inquina

L’indifferenza
che inquina

Noi e loro. Il nostro gruppo e il loro gruppo. I nostri e i loro problemi. Le nostre aspirazioni e le loro aspirazioni. Jorge Mario Bergoglio nell’omelia della Messa per la Giornata del migrante e del rifugiato va al cuore della questione e spiega di quale male stiamo soffrendo, male per il quale dovremmo non far altro che piangere. Il tema scelto per questa Giornata –che molti credono essere stata inventata dal (delirante) buonismo di Papa Francesco e che invece si celebra da 105 anni, quando i migranti eravamo noi – sbaraglia la competizione che fin qui ha portato a vedere in ogni straniero per nazionalità e per religione un ostacolo e perfino un nemico: «Non si tratta solo di migranti». E siccome il Papa sa bene che spesso l’indifferenza e l’esclusione è declinata e giustificata in vari modi nella stessa comunità ecclesiale ieri ha pronunciato parole severe nel mezzo della Messa rivolgendosi proprio ai credenti.

Andrebbero inchiodate sul portone di ogni chiesa: «Come cristiani non possiamo essere indifferenti di fronte al dramma delle vecchie e nuove povertà, delle solitudini più buie, del disprezzo e della discriminazione di chi non appartiene al “nostro” gruppo». Le politiche tossiche nei confronti dei migranti sono il segnale di un degrado più ampio che porta a pensare solo a me stesso, rende insensibile verso qualsiasi richiesta di aiuto, perché ciò che conta è unicamente la propria prosperità.

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