L’odio razziale
non resti impunito

L’ultimo episodio accaduto è in un certo senso il più emblematico. A Mondovì è comparsa sulla porta di una casa quella scritta che pensavamo fosse relegata ai più cupi capitoli della storia: «Juden hier» con tanto di stella di Davide. È comparsa sulla porta di Aldo Rolfi, figlio di una partigiana Lidia Beccaria, deportata politica nel campo di concentramento di Ravensbrück, morta nel 1996. Il motivo di quel gesto dal sapore terrificante sarebbe il fatto che Aldo Rolfi ha voluto ricordare la madre con un articolo in cui ha sostenuto che «insieme alla memoria, cresce l’antisemitismo». L’episodio è emblematico per più di un motivo.

L’odio razziale non resti impunito
La scritta fatta a Mondovì
(Foto di Ansa)

Innanzitutto ci dice come l’antisemitismo si nutra di una radicale ignoranza: la famiglia Rolfi non è infatti di origine ebraica. È quindi un sentimento violento e sommario che si nutre di un odio a 360 gradi. Un odio che annulla la capacità di discernere e ragionare. Aldo Rolfi nel suo articolo sottolineava inoltre un paradosso reale al quale stiamo assistendo: più cresce la mobilitazione attorno alla memoria dell’Olocausto, più sembra attecchire in angoli bui della vita sociale un nuovo antisemitismo. Siamo alla vigilia della giornata della Memoria, che quest’anno ricorderà i 75 anni dalla liberazione di Auschwitz e certamente bisogna dare atto di quanto questo appuntamento abbia assunto un’importanza sempre crescente nella società italiana (con la scuola in prima linea in questo impegno).

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