Lotta sanitaria per la ripresa

Lotta sanitaria
per la ripresa

Si ritorna al principio di realtà imposto dalla seconda ondata del Covid: i toni espliciti di Conte, un’altra conferenza stampa, i numeri che non concedono appello. Un racconto in parte già visto nella fase esplosiva della pandemia, mentre nelle città risuonano le sirene delle ambulanze e i Pronto soccorso si riempiono. Cambia l’agenda e si ricomincia da dove ci eravamo lasciati: dalle vite da salvare. Il premier, in un’Italia triste, ricerca le parole giuste per legittimare presso l’opinione pubblica quel che è necessario e che va fatto: la chiusura alle 18 di tutti i ristoranti e bar, misure che si aggiungono a quelle sulla scuola. Non poteva che essere così per poter governare la crescita esponenziale (non un semplice multiplo) dei contagi, finché si è in tempo: si chiedono sacrifici a precisi gruppi sociali, e che sacrifici, sperabilmente compensati, all’area del tempo libero e dell’intrattenimento per salvare potenzialmente un numero superiore di vite.

Si dice che il premier sia passato da un Conte all’altro restando il Conte Tentenna, ma i principi che muovono oggi il governo sono gli stessi che ci hanno permesso di superare il passato: massima precauzione, adeguatezza e proporzionalità.

Siamo negli standard europei, tra Francia e Germania. La convinzione che la battaglia sul fronte sanitario costituisce la condizione della ripresa economica. Una frase del premier dà la misura della pressione pandemica e offre una speranza: «L’Italia è un grande Paese, l’abbiamo dimostrato la scorsa primavera, ce l’abbiamo fatta nella prima fase e ce la faremo anche adesso. Le misure prese servono per evitare di chiudere tutto per Natale. Riusciremo così ad affrontare dicembre e le festività natalizie con maggiore serenità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA