Ma la vera sfida è dar vita alla vita

Ma la vera sfida
è dar vita alla vita

Sembra che nemmeno la «pietas» dimostrata da Papa Francesco nei confronti delle donne che ricorrono all’aborto sia riuscita a far breccia nei cuori e nelle menti illuminate di chi - nascondendosi dietro vecchi e insipienti slogan, vuoti come uno stadio il lunedì mattina - ha deciso, con un gesto di assurda tracotanza, chi possa promuovere un convegno e chi no, quali temi si possano discutere e quali no, chi abbia diritto di parola sul palco e chi no, chi vi possa partecipare e chi no. L’arroganza di chi si è preso il diritto di cancellare un diritto altrui (sarebbe interessante conoscere il principio democratico che sta alla base di questa singolare presa di posizione), è peraltro direttamente proporzionale alla sfrontatezza di chi, in una sola sera, ha rinnegato un anno di lavoro ampiamente condiviso, facendosi persino beffe dei propri (ormai ex) compagni di viaggio. Il riferimento, per chi non l’avesse ancora capito, è alle polemiche sviluppatesi dopo la decisione del Consiglio delle Donne di cancellare uno dei relatori al convegno sul «Nascere a Bergamo», guarda caso proprio quello proposto dal Centro di Aiuto alla Vita di Bergamo, colpevole (secondo l’associazione «Non una di meno», da cui è partita la protesta) «di spendersi affinché il numero di aborti sia il minore possibile, in quanto considerati un attentato alla sacralità della vita».

Una «sentenza» così brutale che non varrebbe nemmeno la pena di registrare se non fosse di una gravità e di una disumanità assoluta, frutto soltanto di una profonda ignoranza. Nemmeno due righe inserite in un comunicato, ma tanto è bastato per cancellare e calpestare ogni elementare diritto di ciascuno di noi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA