Mancano scelte per l’industria

Mancano scelte
per l’industria

Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare la bomba ambientale e unire la bomba sociale». Così sintetizza il disastro Ilva di Taranto Marco Bentivogli della Cisl. Difficile dargli torto, dopo che il gruppo franco-indiano ArcelorMittal, come ha scritto il «Sole24ore», ha «restituito le chiavi» dell’impianto a un anno dall’arrivo. Forse i suoi azionisti ci giocano, ma è indubbio che le complicazioni burocratiche intorno alle acciaierie pugliesi sono da sempre una palude dove tanti sono andati a fondo.

Rischiano così di rimanere senza lavoro 10.700 operai, di cui 8.200 a Taranto, 20mila se si conta l’indotto. Ventimila famiglie sull’orlo del baratro. Un buco di 24 miliardi di euro di Pil. Già tra il 2013 e il 2017 a causa della crisi Ilva erano andati in fumo quasi 16 miliardi di euro. Senza calcolare l’aggravio di costi e di imprese che hanno bisogno di acciaio. Insomma: un disastro.

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