Marcire in carcere Se questa è civiltà

Marcire in carcere
Se questa è civiltà

La civiltà di un popolo non si misura solo dai suoi monumenti, dalle opere d’arte, dall’eredità di scrittori e da tradizioni virtuose, ma anche dal linguaggio. «Le parole fanno un effetto in bocca e un altro negli orecchi» diceva Alessandro Manzoni. In questa epoca incattivita una parte dell’opinione pubblica ricorre all’espressione «marcire in carcere», augurio rivolto a chi ha commesso reati contro la persona, ma non solo, in particolare se ledono la proprietà privata. Le parole hanno un significato e marcire rimanda alla decomposizione di un corpo.

È un’espressione tremenda, se la si prende alla lettera. Ne fanno uso anche rappresentanti istituzionali, come il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il quale giustamente chiede che i magistrati non facciano politica, ma altrettanto giustamente dovrebbe astenersi dall’emettere sentenze, dal vestire i panni del giudice, tanto più ricorrendo a un tale gergo.


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