Meno giuristi nella burocrazia

Meno giuristi
nella burocrazia

Si narra che un giornalista chiese a Papa Giovanni: «Santità, quante persone lavorano negli uffici del Vaticano?». Egli, dopo averci pensato un attimo, rispose: «La metà circa, credo». L’episodio chiarisce - più di tante dotte analisi - la difficoltà di intervenire per il miglioramento degli apparati amministrativi. Di risolvere il nodo, apparentemente inestricabile, della burocrazia. Il terribile Moloch con il quale si scontrano quotidianamente milioni di persone e di fronte al quale si infrangono i tentativi di rendere più semplici e comprensibili i rapporti tra poteri pubblici e cittadini. La questione ha riacquistato spazio nel dibattito pubblico in conseguenza della definizione del piano di «rinascita» del Paese, annunciato dal presidente del Consiglio.

A tutti è chiaro che nessuna scelta politica, anche la più avveduta, potrà avere adeguata attuazione senza che la macchina amministrativa dello Stato, degli enti territoriali, delle aziende e società di servizio non sia oliata e funzionante. Il caso delle prestazioni Inps in questi mesi basta da solo a cogliere la complessità del problema. Non a caso, già alcuni decenni fa si discusse lungamente - senza risultati appaganti - di «attuazione amministrativa» delle leggi. Il muro che divide le norme dalla loro applicazione ha spesso le sembianze del Vallo di Adriano dei tempi dell’impero romano.

Se si partisse da questa semplice constatazione si eviterebbe di ripetere l’errore commesso da tanti «riformatori della domenica»: fare ogni volta nuove leggi, illudendosi di aver risolto il problema attraverso copiose e minuziose prescrizioni legislative. Come dimostrano i fatti, l’idolatria normativistica è stato il flagello dei tentativi di innovare il sistema pubblico. Basterebbe pensare alla sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione che ha creato una confusione indescrivibile nei rapporti tra Stato e Regioni o alla sequela di norme con le quali Brunetta ha incartato gli uffici in una marea di complicazioni. Evitare di rifare ogni volta le leggi permette di non buttare a mare normative decenti, il Codice degli appalti, che molti vorrebbero eliminare: è un insieme di norme che tiene in equilibrio le esigenze di elasticità con quelle di garanzie delle legalità e di contrasto della corruzione, necessita soltanto di essere ben applicato al centro come nelle periferie.

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