Morte di Gioele Ferita per tutti
Daniele Mondello, il padre del piccolo Gioele

Morte di Gioele
Ferita per tutti

Tenerezza, vivacità, innocenza e quella ventata di felicità che è una vita all’abbrivio. I bimbi sono portatori di un’energia contagiosa. È per questo che le società con tanti piccoli hanno uno sguardo più positivo sulla realtà e sono più frizzanti. Il clima incupito e ripiegato che ammorba l’Italia ha origine anche nel suo gelo demografico: siamo il secondo Paese più vecchio al mondo, dopo il Giappone. Ormai vietiamo ai bambini addirittura di giocare nei cortili, perché il loro simpatico caos e le loro voci poco trattenute che salgono fino agli appartamenti disturbano la quiete pubblica, diventata un dogma sociale. Però sappiamo ancora ritrovarci intorno a vicende di cronaca nera che riguardano i fanciulli, e ci mancherebbe. Come quella di Gioele, deceduto insieme alla mamma Viviana Parisi in un bosco nel Messinese. Un bambino che muore è un evento contro natura, una ferita al mondo.

La vicenda della scomparsa della madre col figlioletto avvenuta il 3 agosto scorso, dopo un incidente stradale, è diventata un giallo, con ricostruzioni divergenti o implausibili (lei che fugge dopo l’incidente stradale in galleria lasciando la sua creatura morta nell’auto: anche questo è stato scritto). Non arriveremo mai a scoprire cosa è scattato nella testa di quella donna di 43 anni, che come il marito viveva di musica facendo la dj, dopo lo schianto, perché è scappata con Gioele scavalcando il guardrail dell’autostrada e inoltrandosi nei boschi.

Stiamo ai fatti: la mamma aveva sofferto di depressione durante il lockdown (è capitato a tanti, a più di quanti si creda), terrorizzata dalla possibilità di un contagio di Covid. Il 17 marzo in ospedale le erano stati diagnosticati disturbi della personalità. L’incidente con un furgone ha provocato un doppio ribaltamento dell’auto sulla quale viaggiava con il figlio, probabilmente scatenando nella donna uno choc, che l’ha portata alla scelta conseguente di allontanarsi e sparire. Una famiglia normale, dicono i vicini, definizione abusata nei casi di cronaca nera che hanno per protagonisti gli appartenenti a un nucleo. Ma cos’è la normalità? Una vita liscia e una tenuta fisica senza crepe? In questo mondo competitivo, esigente e spietato la normalità è una maschera, per nascondere problemi, tanto più se psichici, che il senso comune associa erroneamente alla pazzia. E invece dietro le porte degli appartamenti di tante famiglie si nascondono tormenti, solitudini, tensioni e malattie inconfessabili che ci si vergogna a mostrare per evitare il giudizio, lo stigma dei perbenisti. La famiglia vigilava su Viviana, legatissima a quell’unico figlio.

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