Mortificare le «paritarie» non aiuta la ripresa

Mortificare le «paritarie»
non aiuta la ripresa

Nonostante i fondi straordinari inseriti ieri sera nel «Decreto Rilancio», le scuole pubbliche paritarie primarie e secondarie restano di fatto tagliate fuori da reali contributi. I 150 milioni trovati dal governo, infatti, non risolvono nulla dei grandi problemi strutturali che affliggono ormai da molti anni questi istituti scolastici. Sembra un destino ineluttabile: nonostante la Legge della Repubblica Italiana del 10 marzo 2000 n.62 definisca che il sistema nazionale di istruzione è costituito dalle scuole pubbliche statali e dalle scuole pubbliche paritarie, siamo ancora lontani da un effettivo riconoscimento economico e sociale della compartecipazione nell’adempimento dell’obbligo scolastico.

Hanno dunque pienamente ragione le Associazioni dei Genitori e delle Scuole paritarie Primarie e Secondarie a chiedere che si lavori per una reale libertà di scelta da parte dei genitori, senza un costo aggiuntivo per la famiglia.

La questione della scuola è cruciale. Lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un recente intervento rivolto agli studenti, ha definito il percorso scolastico come un esercizio di libertà essenziale alla tutela ed alla valorizzazione della dignità personale. Perché allora i governi non esercitano pienamente la sussidiarietà orizzontale per garantire un diritto inalienabile a tutti i bambini e i ragazzi? Giova ricordare che le scuole paritarie hanno una lunga storia da raccontare che affonda le radici lontano nel tempo, quando la scuola non era un bene per tutti e fondatori e fondatrici ebbero l’intuizione e la forza di raccogliere il desiderio di rendere questa libertà un bene, una possibilità anche per le famiglie più modeste.

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