Nessuno vuole ora
la crisi di governo

Tanto tuonò che non piovve. Come prevedevano i più smaliziati, il partito di Matteo Renzi non ha votato le mozioni di sfiducia o di censura nei confronti del ministro della Giustizia Adolfo Bonafede, capodelegazione del M5S al governo. Dopo aver tenuto la maggioranza sulla corda per giorni e aver costretto il Pd ad avvertire che, caduto Bonafede il governo sarebbe andato in crisi, Renzi all’ultimo minuto ha ritirato la mano e ha votato no alle mozioni di +Europa e del centrodestra. Non che abbia lesinato critiche al Guardasigilli, alla sua idea di giustizia e all’amministrazione del ministero di via Arenula, però alla fine del discorso, con abile piroetta, l’ex presidente del Consiglio ha dichiarato che, tutto sommato, l’«imputato» poteva anche restare al suo posto dal momento che Italia Viva si riteneva soddisfatta dai «segnali» ricevuti da Conte.

Nessuno vuole ora la crisi di governo
Matteo Renzi

In cosa consistano questi «segnali» non è dato sapere: gli avversari di Renzi, a cominciare da Salvini e Meloni, dicono apertamente che c’è stato un baratto o di bandierine politiche (la regolarizzazione degli immigrati voluta dai renziani e ingoiata dai grillini che erano contrari) o di poltrone del sottogoverno. Chissà.

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