Non dimentichiamoci che nulla è dato per sempre. Ora c’è bisogno di tutti

Non dimentichiamoci che nulla è dato per sempre. Ora c’è bisogno di tutti

Lo sappiamo tutti perché questo 25 Aprile non è come gli altri che lo hanno preceduto nei settantacinque anni di storia della Repubblica liberata dagli occupanti nazisti e dai fascisti rimasti loro alleati. Non è come gli altri perché cade in un momento del tutto inedito, nella sua drammaticità, della nostra vita nazionale. Nessun paragone storiografico può essere onestamente stabilito tra la pandemia del coronavirus e la Seconda Guerra mondiale che all’Italia costò mezzo milione di morti tra civili e militari, stragi inimmaginabili di civili e la distruzione di tanta parte di città, strade, ferrovie, fabbriche, porti, ridotti ad un cumulo gigantesco di macerie. Senza dimenticare la fame, tanta fame.

Per risollevarsi con onore da quella immane tragedia occorse una sanguinosa guerra di Resistenza partigiana che si affiancò ai nostri ex nemici americani e inglesi che risalivano la Penisola.

No, nessun paragone storico è possibile. E tuttavia i morti a decine di migliaia che piangiamo oggi, soprattutto tra i nostri anziani, il senso frustrante dell’isolamento, il timore di una crisi economica devastante, oggi come allora mettono in gioco il nostro essere un popolo che è tale perché si sente unito dal medesimo destino, e reclamano la nostra capacità di reazione alle avversità da cui ci vogliamo e ci dobbiamo, appunto, liberare.

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