Per l’Europa equilibrio sociale e crescita

Per l’Europa equilibrio
sociale e crescita

Dopo i disastri economici e le atrocità provocati dalla Seconda guerra mondiale, la speranza di una pace finalmente duratura e di un’equanime sviluppo sociale che garantisse condizioni di vita più dignitose e ricche di prospettive per tutti furono alla base di un profondo, comune sentire del mondo Occidentale. Questo il pathos condiviso che diede vita, soprattutto in Europa, ad uno sviluppo progressivo dell’economia sostenuto da interventi governativi tesi a ridurre le disuguaglianze tra i redditi. Il progetto europeo si è inizialmente sviluppato in un clima culturale favorevole sia a politiche di protezione sociale e di welfare, sia all’introduzione di sistemi fiscali progressivi.

Il graduale, più o meno soddisfacente, assestamento del complessivo tenore di vita medio dei cittadini, ha col tempo attenuato la forza d’urto di tale ideale spinta collettiva. A partire dagli anni ’80 ha infatti avuto inizio una graduale inversione di tendenza, in presenza di una sempre più marcata affermazione del pensiero economico «liberista», il cui credo considerava e considera in parte ancora oggi le diseguaglianze quale naturale conseguenza dei processi di sviluppo. Da qui, la netta condanna a politiche d’intervento pubblico protezionistiche e redistributive, i cui costi produrrebbero perlopiù effetti negativi.


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