Recovery, le sfide
che ancora restano

A Roma, come pure a Bruxelles e nelle altre capitali europee, ci sono validi motivi per essere soddisfatti e orgogliosi dell’approvazione a pieni voti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) italiano. Un giudizio finale positivo da parte della Commissione Ue non era scontato fino a pochi mesi fa, così come non era scontata la capacità dell’esecutivo italiano di elaborare un Pnrr all’altezza (anche in termini di riforme) in piena trasparenza e leale collaborazione con le autorità comunitarie. Una capacità tanto più apprezzata a Bruxelles, visto che il nostro Paese è il principale destinatario – con 191,5 miliardi di euro fino al 2026 - dei fondi per la ripresa, avendo deciso di attingere sia alle sovvenzioni sia ai prestiti a tassi agevolati.

Recovery, le sfide che ancora restano
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il premier Mario Draghi
(Foto di ansa)

Sembra dunque riuscita, per il momento, la scommessa di quanti – anche a Berlino – hanno scelto di indebitarsi e di spendere in comune a livello europeo, vuoi per afflato ideale europeistico, vuoi per puntellare quel tessuto industriale del Nord Italia che è parte integrante delle catene del valore tedesche. Intanto il Governo Draghi vede aumentare credibilità diplomatica e capacità negoziale, e il Paese vede rafforzarsi credibilità sui mercati finanziari e capacità di crescita economica.

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