Regìa della crisi a Mattarella

Regìa della crisi
a Mattarella

La sfiducia al governo da parte di uno dei più potenti esponenti dell’esecutivo stesso è stata la mossa culminante di un’escalation, divenuta dirompente nelle ultime settimane. Sotto il profilo strettamente formale che un governo imploda senza essere stato preventivamente battuto in Parlamento non può essere considerata un’anomalia e non è nemmeno, nella storia della Repubblica, una novità. Già in passato – e più volte – i contrasti interni alla maggioranza che governava hanno condotto a una crisi extraparlamentare.

Non è, quindi, tale circostanza a preoccupare in un contesto democratico, nel quale l’esistenza di conflitti, anche interni alle forze di governo, fa parte della fisiologia del sistema. Sono, tuttavia, le modalità attraverso le quali si è arrivati alla situazione presente a suscitare legittime perplessità. Il ministro dell’Interno ha aperto la crisi, chiedendo che il presidente del Consiglio si dimettesse. Pretesa politicamente odiosa e costituzionalmente inaccettabile, dimostrazione ennesima di noncuranza delle regole (scritte e non scritte) del «galateo istituzionale». Bene ha fatto Giuseppe Conte a dichiarare irricevibile la proposta, confermando la sua volontà di presentarsi alla Camere per chiedere la fiducia. Un segnale di dignità personale e di correttezza istituzionale che va apprezzato.


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