Ripartiamo con forza Anche se costa  fatica
Ripartiamo con fierezza, come raccontiamo anche nell’inserto oggi, giovedì 4 giugno, in omaggio con il giornale

Ripartiamo con forza
Anche se costa fatica

Dunque, da ieri, mercoledì 3 giugno, (quasi) tutto si è rimesso in movimento. E anche «L’Eco», da venerdì 5, tornerà alla consueta foliazione, pur continuando a seguire passo passo, come fatto fino ad ora, gli effetti di questa tragica pandemia. Giusto così? La risposta di massima non può che essere positiva: dopo il lungo lockdown, pensare di tener «chiuso» ancora un po’ sarebbe stato molto difficile. Da una parte bisognava iniziare ad arginare (o almeno a provarci) le disastrose conseguenze economiche dell’epidemia, dall’altra era necessario incominciare a riportare ordine nella nostra «mente», in relazione con noi stessi e, soprattutto, con gli altri. Settimane di «isolamento» in casa, con la socialità ridotta a poco più di zero, non hanno certo fatto bene a nessuno, anche se molti non se ne sono ancora accorti. Che i più fragili - i bambini, gli anziani e i malati neurologici in particolare . abbiano anch’essi pagato un prezzo alla solitudine di questi mesi non è forse finito sulle cronache dei giornali come richiederebbe la dimensione reale del problema, ma è certamente chiaro agli addetti ai lavori, consultori compresi, che si sono visti letteralmente travolgere dal fenomeno. E chi ancora non se ne è accorto, lo farà presto, perché sottotraccia, la «sindrome della capanna» ha colpito un po’ tutti, anche se in forme diverse. Ripartire, quindi, era una sorta di necessità improcrastinabile.

Ora a preoccupare è il «come», complice anche l’approssimazione con cui molti media hanno trattato le dichiarazioni del direttore della Terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo, secondo cui il virus è clinicamente cambiato. In realtà, Zangrillo non ha mai detto che il virus è mutato, ma che è cambiata l’interazione tra il virus e il soggetto che lo «ospita». Perché questo sia avvenuto, nessuno ancora lo sa. Può darsi che tutto ciò derivi da una caratteristica differente del virus, che nessuno ha tuttavia ancora dimostrato - o da caratteristiche diverse a livello recettivo del soggetto colpito dal coronavirus.

E il primo a sottolineare che le sue affermazioni non erano certo un «liberi tutti» è stato proprio Zangrillo, secondo cui continuare a rispettare i comportamenti virtuosi tenuti fino ad oggi porterà, entro un mese, a risultati ancora migliori di quelli che si stanno registrando in questi ultimi giorni. Ci sono ancora variazioni «sensibili» da un giorno con l’altro, ma il trend è comunque tranquillizzante. Lo studio del «San Raffaele», curato dal prof. Massimo Clementi, dimostra chiaramente che tra i pazienti dei primi di marzo e quelli di fine maggio la carica virale è «straordinariamente» più bassa. Il che è innegabilmente una buona notizia, anche se purtroppo non si conosca ancora il perché di questa situazione.

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