(Foto di Ansa)
MONDO. Difficile dimostrare che l’attacco all’Iran sia stata una scelta di Donald Trump anche per replicare al doppio passo indietro cui è stato costretto ritirando gli sceriffi criminali dell’Ice dal Minnesota e incassando il no della Corte Suprema sui dazi, ma in una presidenza che va costantemente monitorata in termini psicanalitici, ci sta persino una guerra che già costa migliaia di morti.
Trump deve costantemente placare la fame populistica che gli chiede di essere vincente facendo cose che mai farebbero gli esponenti della molle democrazia liberale, impantanati tra stato di diritto e diritto internazionale. La sua partita si gioca lì, incalzato com’è da una base Maga che già gli rimprovera di occuparsi troppo poco dell’orticello Usa. Deve vincere per tacitarla e mantenere l’ammirazione della pancia del mondo, ampi settori italiani compresi, che guarda a lui e a Putin come degli esempi.
Il problema vero è però la capacità di risposta dell’Occidente e al suo interno dell’Europa. Per ora è stato quasi tutto un inchino, come la paura di tanti leader di essere maltrattati personalmente in mondovisione e diventare responsabili di ritorsioni economiche sparate a casaccio. L’Italia, con il suo atteggiamento favorevole a prescindere, se l’è cavata fin qui con la storia delle affinità ideologiche con Trump, un alibi di schieramento ma non necessariamente un merito, comunque non particolarmente fruttuoso, perché nessuno si è accorto di sconti alle amiche, che pure tacciono sull’accusa di essere noi tutti scrocconi degli Usa. È pur vero che chi ha responsabilità di governo non può mandare al diavolo il principale partner economico e militare, ma un conto è traccheggiare, fare slalom tra europeismo e Orban, solidali in sede istituzionale e isolazionisti nelle sedi di partito, e un conto è fare politica internazionale. Con la guerra in Iran, sono bastati pochi giorni per vedere l’Italia fuori da tutto. Non ha fatto parte del terzetto Francia-Germania-Regno Unito e tanto meno del gruppo dei nove che stanno costruendo una deterrenza nucleare europea attorno a Francia e Regno Unito. Per 48 ore, poco più, ha mollato le intese con l’odiata Francia ed ha varato uno stretto legame con Merz e la Germania. Non parliamo di asse Roma-Berlino per carità di patria, ma tutto è saltato non appena il Cancelliere ha criticato la politica Maga. Leso sovranismo. L’ultima partecipazione internazionale italiana è stata quella del sempre acquiesciente Tajani, in quarta fila con cappellino in mano, allo show degli autocrati riuniti per il «Board of Peace».
Vedremo se Victor Orban (un fenomeno: incassa 100 miliardi da Bruxelles e boicotta l’Europa per la gioia di Putin) sarà premiato dagli elettori ungheresi e sarà utile all’Italia averlo appoggiato negli spot Meloni&Salvini. Vedremo cosa si inventerà Trump per superare la tagliola delle elezioni di novembre. Speriamo non l’idea di bloccarle, in stile eversivo tipo assalto a Capitol Hill. Ma quando il gioco si fa duro e le guerre si allargano bisogna scegliere. Vale per tutti, in questa Italia in cui, mentre volano i missili, discute delle ferie del ministro Crosetto e dei suoi errori personali (tra cui metteremmo anche il terrore che gli ha fatto pagare tre volte la tariffa dell’aereo militare).
Con l’attacco all’Iran, è cominciata una nuova fase senza che si sia chiusa quella dell’Ucraina e il quadro è davvero preoccupante. Basta con i segretari Nato piegati a 90 gradi davanti a Trump, con le von der Lyen che corrono nel golf club a ringraziare per avere solo quintuplicato i dazi (bastava aspettare la Corte Suprema), basta con l’uso della potenza economica per far vincere le elezioni argentine all’ex re della motosega. Viva Macron e Sanchez con la schiena dritta e viva anche quando Trump con le spacconate sulla Groenlandia fa vincere le elezioni già perse dai liberali canadesi e dai laburisti australiani. Diamogli davvero il Premio Carlo Magno se riuscirà a ricompattare la dignità europea. Ma in questo quadro non certo esaltante, l’Italia - maggioranza e opposizione - deve dimostrarsi un soggetto adulto. Abbiamo un governo a base popolare molto ristretta ma stabile. Ne approfitti per decidere da che parte stare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA