Se l’auto va in crisi
la ripresa rallenta

Sul futuro industriale del Paese incombe una duplice crisi dell’automobile: immediata, che riguarda l’indisponibilità dei chips, piccoli componenti (da 1.500 a 3.000) senza i quali l’auto non si muove, e di trasformazione, perché l’auto è diventata il punto concreto di congiunzione tra sviluppo e ambiente. La questione è mondiale (stimati 210 miliardi di dollari), ma in Italia è quasi esistenziale perché l’auto è un po’ la biografia della nostra modernizzazione: il misuratore dell’indipendenza, delle vacanze, del pendolarismo, dell’immigrazione interna, la compagna delle famiglie, addirittura il riferimento per le priorità infrastrutturali, il modello di società.Alla Fiat è stato concesso e perdonato tutto, ma oggi quella Fiat non c’è più. Da quando Marchionne le ha evitato il default, nulla è più come prima, è una multinazionale che sta nel mondo, cioè da nessuna parte.

Se l’auto va in crisi     la ripresa rallenta

Preistoria l’autunno 1980, quando a Torino morivano le ideologie, il vecchio sindacalismo e il tragico inganno rivoluzionario delle Br, il rapporto tra Pci e classe operaia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA