Sulla crisi climatica
il mondo cambia rotta

Lo scrittore indiano Amitav Ghosh la chiama «La grande cecità». È l’incapacità, fin qui mostrata dall’uomo, di capire l’urgenza di cambiare rotta e tagliare le emissioni di gas serra, che provocano il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici. La giornata di ieri riaccende la speranza. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha preso l’iniziativa e ha convocato, nell’occasione della Giornata della Terra, un vertice virtuale, cui hanno partecipato 40 capi di Stato e di governo. Ha offerto il buon esempio, annunciando di raddoppiare, entro il 2030, l’obiettivo americano di taglio delle emissioni: «Siamo risoluti ad agire». Una svolta netta dopo il quadriennio negazionista di Donald Trump, che aveva portato gli Usa, che generano la maggior quantità di emissioni pro capite, fuori dall’Accordo di Parigi firmato nel 2015 da 195 Paesi.

Sulla crisi climatica il mondo cambia rotta

All’incontro di ieri (giovedì 22 aprile ndr) ha partecipato la Cina, grande consumatrice di carbone e, con il suo miliardo e 400 milioni di abitanti, il maggior produttore di emissioni in assoluto: «Nel 2060 saranno azzerate» ha promesso Xi Jinping. È intervenuto anche Vladimir Putin, malgrado le tensioni con gli Usa e l’Occidente, aprendo le porte della Russia, la cui economia dipende dall’esportazione di combustibili fossili, agli investimenti stranieri nell’energia pulita. Dall’Europa Angela Merkel, Emmanuel Macron, Boris Johnson hanno evidenziato la necessità di accelerare gli sforzi globali. Mario Draghi ha avvertito che quanto fatto finora è insufficiente, ribadendo l’impegno dell’Italia, che quest’anno presiede il G20, e ricordando come l’obiettivo prioritario del piano da 750 miliardi dell’Unione Europea sia la transizione ecologica, con investimenti nell’economia circolare e nella mobilità sostenibile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA