Ue, braccio di ferro e vie d’uscita

Ue, braccio di ferro
e vie d’uscita

Dopo la bocciatura della nostra Legge finanziaria da parte della Commissione europea, si sta assistendo ad un vero e proprio braccio di ferro tra le parti. L’Europa chiede interventi di modifica al provvedimento, criticato per l’eccessiva spesa per consumi e la mancanza di una strategia di sviluppo. Il governo, attraverso il presidente del consiglio Conte e i due vice presidenti Salvini e Di Maio, auspica un confronto ma si dichiara indisponibile a qualsiasi cambiamento. Più possibilista è il ministro del Tesoro Tria, che avverte il pericolo rappresentato dall’andamento dello spread tra Bond italiani e tedeschi che si aggira da tempo intorno ai trecento punti base.

La sua preoccupazione è originata soprattutto dalla situazione critica che si sta venendo a determinare per i bilanci delle maggiori banche italiane. Il minor valore dei titoli pubblici detenuti in larga misura nei loro portafogli, contabilizzati ai prezzi di mercato, si riflette sul calcolo del coefficiente patrimoniale, rendendo necessarie ricapitalizzazioni al momento assai problematiche.

Ad aggravare la situazione concorre la scadenza al 31 dicembre del «quantitative easing», con il quale la Bce ha provveduto all’acquisto di notevoli quantità di titoli pubblici dei vari Paesi europei. Ciò renderà sempre più complesso e costoso il collocamento del nostro debito pubblico. Il principio di Mario Draghi «Whatever it takes» (qualunque cosa sia necessaria) per salvare la zona euro, sembra ormai superato, anche se lo stesso Draghi ha fatto intravvedere parimenti per il 2019 la possibilità di rinnovo di titoli in scadenza se l’inflazione dovesse permanere al di sotto della zona rossa del 2%. Oltre questa soglia, infatti, la Germania, tradizionalmente preoccupata dall’inflazione, non intenderà tollerare altri interventi. Del resto, la stessa Germania e l’Austria sembrano i Paesi più severi rispetto alle recenti posizioni assunte dal governo italiano. Pur non auspicando l’uscita dell’Italia dall’euro, il primo ministro austriaco ha recentemente dichiarato: «Non possiamo sempre essere ricattati. L’Italia deve scegliere una politica di rigore finanziario, visto il suo enorme debito pubblico, al posto di una politica di spesa».


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