Un padre umiliato in pasto alla rete

Un padre umiliato
in pasto alla rete

Le parole lette da una cinquina di pagine, la voce rotta dall’emozione e dal dolore sullo sfondo di un ufficio in disuso, spoglio di arredi. Una scenografia triste, come il volto di chi parla, Antonio Di Maio, che chiede scusa per gli errori commessi: lavoro nero nell’azienda di famiglia e piccoli reati ambientali in un terreno di proprietà. Il «mea culpa» è andato in scena su un profilo Facebook aperto apposta, per poi finire sul blog dei 5 Stelle e da lì, veloce come la luce, nei siti dei quotidiani.

L’obiettivo di questa desolante ammissione era mettere una distanza netta dal sospetto di corresponsabilità del rampollo in carriera: «Mi dispiace per mio figlio Luigi - dice il papà - che stanno cercando di attaccare, ma lui non ha la minima colpa, e non era a conoscenza di nulla». La polemica però non si è chiusa. Mentre l’azienda è stata sciolta, il Pd ha chiesto addirittura al vice premier di «venire in aula a riferire» e il deputato Pd Carmelo Miceli, di Napoli, con un esposto invita la procura partenopea a valutare altre ipotesi di reato: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, falso in bilancio, intestazione fittizia di beni, fino alla ricettazione e al riciclaggio.


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