Una morte nata dalla sua vita
Don Fausto Resmini con don Davide Rota

Una morte nata
dalla sua vita

Qualche settimana fa io e don Fausto ci siamo trovati da soli in attesa che arrivassero gli altri sacerdoti per la riunione mensile. «Che c’è Fausto? Mi sembri stanco…» gli avevo detto. Lui non si apriva molto: parlava sempre degli altri, dei suoi ragazzi, dei carcerati, dei poveri della stazione. Aveva come una ritrosia a lasciarsi andare, come se non volesse che qualcuno gli guardasse dentro. «Sono stanco – rispose – ma contento. Io devo vivere molto intensamente le mie giornate, se voglio star bene con me stesso.

Allora arrivo a sera soddisfatto, anche se non ce la faccio più. O forse proprio per questo».

Era la prima volta in tanti anni che don Fausto non si difendeva. Non mi obbligava a distogliere lo sguardo da lui per vedere gli altri che la sua misericordia e solidarietà metteva sempre in primo piano. In quelle parole ho colto con stupore non solo la forza e il coraggio di don Fausto, ma anche la sua debolezza; ho visto, non solo il benefattore dei poveri, ma un povero in più.

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