Vaccinazioni e Aria da cambiare
Guido Bertolaso

Vaccinazioni
e Aria da cambiare

La verità è che siamo assolutamente d’accordo con la vicepresidente della Regione (e assessore al Welfare e Salute) Letizia Moratti quando dice che «il virus corre e noi dobbiamo essere più veloci di lui». E proprio per questo la gestione della somministrazione dei vaccini ci pare inaccettabile. Semplicemente. Siamo consapevoli che l’operazione è tutt’altro che facile (anzi...), ma in tre settimane dal via della campagna per la vaccinazione degli over 80 ne abbiamo viste davvero di ogni. Il grave è che passano i giorni e il quadro non accenna a migliorare e non basta gonfiare il petto e parlare di eccellenza lombarda (quasi a prescindere) se poi alle parole non seguono i fatti. O peggio ancora la situazione non cambia. Che una campagna del genere avesse bisogno del giusto rodaggio è nelle cose e avremmo trovato ingeneroso puntare il dito nella fase iniziale, ma «la coda degli anziani fuori dal centro vaccinale di Niguarda per gli errori di Aria che manda 900 convocazioni al posto delle 600 previste è una vergogna!». Con tanto di punto esclamativo messo non da noi, ma da Guido Bertolaso, consulente per la campagna vaccinale della Regione.

L’episodio milanese fa il paio con le decine di segnalazioni ricevute in queste tre settimane nella nostra provincia: si va dagli sms di convocazione ricevuti a notte fonda per il mattino dopo, a centri dove c’erano i vaccini ma non le persone da vaccinare. E che dire degli smistamenti tra i vari poli della Bergamasca decisi sulla base di ogni criterio possibile tranne quello geografico? Roba da Google maps, per intenderci. Sullo sfondo, l’aggravante che i destinatari di questa fase vaccinale sono in primis gli over 80, fascia fragile, delicata e non proprio facile da spostare su e giù per la provincia in autonomia e senza un adeguato preavviso. Nulla di personale, comunque, considerando che la situazione si è ripetuta, seppure con minore frequenza, per gli insegnanti: qualcuno ha dovuto scendere dalla cima della Val Brembana per farsi vaccinare a Clusone: 80 km ad andare e altrettanti a tornare, se la situazione non fosse drammatica ci sarebbe pure da sorridere.

Senza tanti giri di parole, la gestione informatica della campagna vaccinale si è rivelata fin qui molto carente, a tratti fallimentare. E lo conferma la stessa decisione della Regione di affidarsi per la fase massiva ai canali delle Poste italiane, sperando che i tempi medi siano migliori di quelli di una raccomandata sennò siamo davvero nei guai. Una bocciatura senza appello per Aria, acronimo di Azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti, nata dalla fusione di diverse società che a tratti pare essere riuscita nella non facile impresa di assorbire il peggio di ognuna, quasi moltiplicando i problemi di quel mezzo carrozzone dell’era formigoniana che era Lombardia Informatica.

d.nikpalj
Dino Nikpalj

Curioso di tutto ed esperto di niente. Classe 1968 (ohibò…), maturità tecnica e studi in Giurisprudenza, lavora a L’Eco di Bergamo dal novembre 1997. Vicecaporedattore dal 2014, è stato inviato e per tre anni ha guidato la redazione web. Scrive di cronaca, politica, trasporti e Atalanta, della quale è tifosissimo. Ha da sempre una passionaccia per il calcio inglese in tutte le sue forme e categorie, una spiccata simpatia per il Manchester City e una fornitissima biblioteca, anche di storie di calcio. Che prova a raccontare su Corner.

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