L'Editoriale
Domenica 01 Febbraio 2026
Vita, diritto per chi nasce per i poveri e gli oppressi
MONDO. A ben osservare, alla fine è solo una questione di diritti. C’è il diritto all’istruzione, alla cura, all’alimentazione, addirittura il diritto alla pretesa di un figlio, non esente da ambiguità, e c’è il diritto all’aborto, che qui e là periodicamente si propone di inserire tra i diritti fondamentali della persona nelle leggi degli Stati.
Un solo diritto scivola via nei dibattiti politici e culturali, consegnato all’oblio e considerato divisivo. È il diritto alla vita e al suo sviluppo, diritto non astratto, ma correlato al punto di vista di chi lo detiene, diritto fondamentale di nascere, sottratto invece da legislazioni e politiche ai più piccoli, cioè a persone solo non nate.
Ieri Papa Leone XIV alla vigilia della Giornata per la Vita, che la Chiesa celebra oggi, ha puntato il dito sulla cattiva inclinazione di una società indifferente, che spariglia i diritti in narrazioni ideologiche, alcuni li giustifica e li invoca, mentre altri li nega, per non dover fare i conti con scelte sbagliate, con meccanismi di esclusione, con la giustificazione di desideri che riducono un bambino a prodotto.
Prevost ha parlato di aborto e di diritto, quello di chi sta per venire al mondo, ma non può invocare perché ancora non ha voce e dunque si deve affidare e fidare delle donne e degli uomini, delle madri e dei padri, ma soprattutto sperare in una società che lo aspetta, che si metterà a suo servizio, che costruirà politiche decisive per il suo cammino. Leone ha scelto il suo punto di vista e ha osservato che le cose non vanno affatto bene.
Prevost ha parlato di aborto e di diritto, quello di chi sta per venire al mondo, ma non può invocare perché ancora non ha voce e dunque si deve affidare e fidare delle donne e degli uomini, delle madri e dei padri, ma soprattutto sperare in una società che lo aspetta, che si metterà a suo servizio, che costruirà politiche decisive per il suo cammino
Una società che esclude tra i diritti fondamentali quello alla vita di chi sta per venire al mondo non può giustificarsi con la proposta e la messa in opera di alcuna altra politica al servizio del popolo. Ha citato Madre Teresa di Calcutta che definiva l’aborto «il più grande distruttore della pace». Le hanno dato il Nobel per la Pace e dunque qualcuno ha riconosciuto la potenza della sua denuncia.
L’alto numero di aborti, ormai stabile a qualunque latitudine, denuncia una perdita di senso, un vuoto di pensiero sul futuro, paura e difesa di un benessere calcolato, dove non c’è spazio per alcun imprevisto, che non sia programmato e gestito dal proprio sistema di vita, codificato alla stregua di un perfetto algoritmo. Poi c’è il versante delle politiche familiari, che non ci sono e che proprio per questo giustificano, mai ammettendolo, il diritto all’aborto.
Ha citato Madre Teresa di Calcutta che definiva l’aborto «il più grande distruttore della pace». Le hanno dato il Nobel per la Pace e dunque qualcuno ha riconosciuto la potenza della sua denuncia
Eppure non è il punto di caduta principale. Perché la questione prioritaria è culturale e ha a che fare con la cura dei più piccoli che di solito scombussola ogni archetipo di certezze. Vale per il diritto di chi deve nascere e vale per il diritto di ogni bambino ad avere poi una vita degna nella sua infanzia e nel suo cammino fino all’età adulta.
Quella espressa ieri dal Papa tuttavia non è la stessa posizione dei pro-life americani. Il diritto alla vita riguarda «la guerra che l’umanità fa a se stessa», ha detto con parole molto severe e per alcuni sorprendenti, al punto da sparire nei resoconti, e ha delineato il contesto di responsabilità, cioè quando l’umanità «scarta» chi è debole e povero, profugo e oppresso, quando «non soccorre chi è nell’indigenza materiale e spirituale».
Qualche mese fa rispondendo a una domanda di una giornalista americana, Leone aveva precisato che per uno che sostiene la pena di morte e giustifica il trattamento disumano dei migranti «la parola pro-life perde coerenza».
Ieri ha ribadito che il diritto alla vita vale dentro e fuori dal grembo materno e che la coerenza morale non può essere spacchettata per consenso, né la protezione della vita limitata da ambizioni e illusioni economiche e politiche.
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