Casati, il più votato. La gavetta tra Comune e partito: «La politica tra la gente»

Elezioni. Con una valanga di preferenze (14.776) il sindaco di Scanzorosciate è il recordman delle Regionali. Classe 1985, la gavetta in Comune e nel Pd. «Ho cercato un voto popolare».

Difficile trovargli un difetto, anche se per un’agiografia è ancora troppo giovane. Mai una parola sopra le righe, lontano dal gossip, e pure con diploma e laurea da lode, Davide Casati, 37 anni, sindaco di Scanzoriosciate e segretario provinciale del Pd, è il campione di preferenze delle Regionali 2023: se n’è portate a casa ben 14.776, secondo solo al sindaco di Brescia Emilio Del Bono.

Di lui non c’è traccia nelle polemiche social, più facile trovarlo nella sede di un’associazione o in piazza. Esattamente come martedì mattina, presente davanti alle scuole per salutare i bambini all’entrata e poi al bar a far colazione con gli anziani. Una sorta di «ringraziamento collettivo», per il plebiscito ricevuto nel suo Comune (2.288 voti). Cresciuto a «pane e politica», quella pulita (come la sua faccia da bravo ragazzo), masticata in paese e in famiglia (lo zio paterno Annibale ha guidato Scanzo dal 1975 al 1985, praticamente prima che Davide nascesse). Qualcuno lo definisce un «democristiano», per il suo modo di fare moderato e incline alla mediazione. E non c’è dubbio che un certo mondo che viene dalla Dc straveda per lui. Casati ringrazia chi lo stima ma rivendica la sua autonomia: «È una definizione che viene usata da chi vuole affibbiarmi un’immagine vecchia, di un’epoca in cui non c’ero neanche – risponde col sorriso –. Io comunque non la prendo come un disvalore, perché sono orgoglioso del mio carattere portato all’ascolto e al dialogo e di uno stile sobrio, di un fare politica in modo semplice, sempre in mezzo alle persone».

Un’identità che si è formata nella comunità d’appartenenza, con una vocazione precoce per la «res publica». A 15 anni a Scanzo se lo ricordano animatore in oratorio e aiuto-allenatore di calcio della squadra esordienti. Faceva pure capolino nei Consigli comunali. È a quell’età che fonda il gruppo civico «Viva Voce». A 19 anni (dopo la maturità in Ragioneria con 100/100 e lode), la prima campagna elettorale. Si candida al Consiglio comunale di Scanzorosciate nella lista «Proposta Scanzorosciate-Impegno Comune»: è il più votato con 143 preferenze e l’allora sindaco Alborghetti lo nomina assessore alle Manutenzioni, sport e informazione. Una prima palestra, che lo porta poi a diventare vicesindaco (nel 2009, sempre recordman di voti, con 321 preferenze). Da lì l’ascesa: nel 2014 il primo mandato da sindaco (4.435 preferenze, pari al 74,8% dei votanti) e il bis nel 2019 con una maggioranza bulgara (5.488 preferenze, pari al 92,4%). Fin qui la carriera da amministratore (con deleghe che hanno spaziato dai Lavori pubblici allo Sviluppo dei centri storici e sport). Poi c’è la storia «partitica». Si definisce un «nativo democratico», perché prima del Pd non ha memoria di tessere (anche se con il papà ha partecipato al congresso di scioglimento della Margherita, dove c’era anche Mattarella). Anche qui fa tutta la gavetta: segretario di circolo a Scanzo, 5 anni alla guida dei Giovani democratici, vicesegretario provinciale di Gabriele Riva, nel 2018 viene eletto alla guida dei Dem bergamaschi.

Da subito dichiara di volere un partito «che parla a una voce sola», e infatti da allora i panni sporchi si sono (quasi) sempre lavati in famiglia. Circondato da una squadra di ferro, ha messo un freno alle «fughe di notizie», al motto: «Basta chiacchiericci e polemiche che alimentano le divisioni». Nel settembre scorso si dichiara «disponibile» per la corsa alle Politiche, ma i vertici nazionali bypassano i territori e lo escludono. Entra quindi in lista per le Regionali, e sbaraglia tutti. Il risultato sorprende pure lui, che non aveva fatto previsioni, ma che il sentore positivo ce l’aveva, dopo la full immersion elettorale tra la gente: «Ho puntato al voto popolare», dichiara. Supporter in primis la famiglia («Quella conta davvero a prescindere che si vinca o si perda», è la dedica a compagna, genitori, sorella e zii), col papà factotum (da autista nelle sette-otto tappe giornaliere a corriere per la consegna dei volantini), poi gli amici e i Democratici. Nonostante qualche frecciatina per la «sovraesposizione», infatti, non c’è dubbio che anche i militanti lo abbiano sostenuto. Ieri in arretrato aveva oltre mille (numero reale, non un’iperbole) messaggi di congratulazioni a cui rispondere.

A breve passerà il testimone da sindaco, mentre resterà segretario provinciale del Pd fino al congresso: la data per le assise locali non è fissata, mentre il 26 febbraio ci sono le Primarie nazionali e sosterrà Stefano Bonaccini. Ora è pronto per la nuova sfida in Consiglio regionale e assicura: «Non siamo riusciti a vincere queste elezioni ma siamo pronti a essere opposizione, con responsabilità e spirito costruttivo, con la stessa voglia di fare funzionare la Lombardia che ha spinto tutti noi a metterci in gioco». Una curiosità: Casati è anche dipendente (in aspettativa non retribuita, quindi non c’è incompatibilità) della Regione. Nel 2010 (dopo aver vinto un concorso pubblico, fresco di laurea specialistica in Economia aziendale e direzione d’azienda con 110/110 e lode) è stato assunto a tempo indeterminato nell’Ufficio Ispettivo della direzione generale Istruzione, formazione e lavoro.

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