Il divario digitale frena gli screening e la prevenzione
IL «BAROMETRO». Anche la comunicazione interpersonale e l’umanizzazione delle cure restano un dato critico.
Il divario digitale tra i cittadini in ambito sanitario frena screening e prevenzione, con l’indice di digitalizzazione nazionale medio che si ferma a 46 su 100. Allo stesso tempo, l’89% dei cittadini che, invece, utilizzano con facilità portali e servizi online si sente coinvolto nelle iniziative di promozione della salute proposte da istituzioni e professionisti sanitari, contro il 71% di chi è meno digitalizzato, con un gap del 18%. Comunicazione interpersonale e umanizzazione delle cure restano però un dato critico: il 25% dei pazienti prova frustrazione o rabbia al termine della visita. Sono i dati principali rilevati nel «Barometro del patient engagement 2025», l’indagine nazionale di Helaglobe condotta su oltre 4.200 rispondenti, che fotografa lo stato del coinvolgimento attivo dei cittadini nel Servizio sanitario nazionale.
I dati
Il Barometro introduce quest’anno l’Indice di accessibilità digitale per la salute (Iads), che misura la capacità dei cittadini di orientarsi e interagire con i servizi sanitari attraverso strumenti digitali e quella delle strutture di contattare e coinvolgerli online. Rilevate forti diseguaglianze territoriali: Marche, Trentino-Alto Adige e Abruzzo le aree dove i cittadini padroneggiano meglio i servizi web, mentre Friuli Venezia Giulia, Molise e Campania registrano i tassi più bassi. A questo si aggiunge un peggioramento nel contatto attivo da parte del sistema: nel 2025 una persona su quattro dichiara di non aver ricevuto alcun invito a programmi di screening, contro il 20% del 2024.
Le risposte
Sul versante della qualità percepita, i dati evidenziano un nesso diretto tra coinvolgimento clinico ed emozioni vissute dal paziente. Circa 1 paziente su 4 prova frustrazione o rabbia al rientro da un’esperienza di cura. Tra chi non si sente coinvolto nelle decisioni sanitarie, la serenità riguarda appena il 12% dei casi; tra chi si sente sempre coinvolto, sale al 70%. Ogni aumento di livello nel coinvolgimento clinico riduce del 46% la probabilità di vivere un’esperienza emotiva negativa. «Per migliorare la salute degli italiani non dobbiamo cambiare le strategie di prevenzione, che sono già consolidate, ma la cultura dei cittadini - afferma Annamaria Colao, titolare della Cattedra Unesco per l’educazione alla salute, vicepresidente del Consiglio superiore della sanità e componente del board scientifico -. Il coinvolgimento attivo deve iniziare dai banchi di scuola: la mia battaglia è portare lo studio della biologia umana nei programmi scolastici».
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