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Mercoledì 14 Gennaio 2026
La storica Pianta di Bergamo è visitabile a Casa Suardi in Città Alta
ARTE. La Pianta di Bergamo torna visibile al pubblico: esposta a Casa Suardi dopo il prestito al Museo delle Mura.
Bergamo
La storica Pianta di Bergamo con il perimetro delle mura tracciato in nero è tornata alla Biblioteca civica Angelo Mai ed è ora nuovamente fruibile dal pubblico. Il dipinto, di proprietà del Comune di Bergamo e noto come Pianta di Alvise Cima, è stato collocato nella Sala di consultazione di Casa Suardi, in Piazza Vecchia, sede dell’Archivio storico comunale.
Un capolavoro cartografico tra i più antichi di Bergamo
L’olio su tela (164 x 104,5 centimetri) è considerato una delle più antiche e accurate rappresentazioni realistiche della città. La veduta «a volo d’uccello» raffigura Bergamo dall’alto, con il perimetro delle mura evidenziato in nero. Nella parte superiore compaiono i santi protettori Sant’Alessandro e San Vincenzo, mentre in basso sono riportate le legende dei luoghi.
Dal Museo delle Mura alla Biblioteca Mai
L’opera era stata concessa in prestito, a partire da settembre 2024, al neonato Museo delle Mura di Bergamo. Con il rientro alla Biblioteca Mai, il dipinto trova ora una collocazione stabile e accessibile.
«Piena fruizione per i cittadini»
«Prima del prestito la Pianta era collocata in spazi non direttamente aperti al pubblico – spiega il vicesindaco e assessore alla Cultura Sergio Gandi – mentre la sistemazione in Casa Suardi ne garantisce la piena fruizione. È un’operazione in linea con il nuovo corso della Biblioteca Mai, sempre più luogo vivo di cultura e partecipazione».
Un invito aperto alla città
Un valore anche personale per la direttrice della Mai, Cristiana Iommi: «Il Cima è stato il mio primo strumento di conoscenza della trama storica di Città Alta. Il nuovo posizionamento vuole essere un invito aperto alla cittadinanza a godere pienamente di questo capolavoro bergamasco».
Tradizionalmente attribuita ad Alvise Cima, l’opera è oggi ricondotta a un anonimo bergamasco tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento ed è considerata una delle più nitide vedute storiche di Bergamo giunte fino a noi.
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