La Casa di Leo, dal dolore alla speranza: «Quel seme oggi cresce»
L’INTERVISTA. Susanna e Michele Morghen raccontano il figlio Leo e il progetto nato dalla sua storia: un luogo di accoglienza e cura per le famiglie dei bambini malati a Bergamo.
Un seme che continua a germogliare, trasformando il dolore in accoglienza e speranza. È questa l’eredità di Leo Morghen, bambino scomparso a causa di una malattia rara, che oggi vive nella «Casa di Leo», realtà fondata dai genitori Susanna e Michele a Bergamo. «Leo era un’anima saggia in un corpo piccolo – raccontano – è venuto, ha lasciato un semino nella terra e poi è tornato a casa. Oggi quel seme sta diventando qualcosa di importante».
La struttura è diventata un porto sicuro per le famiglie con figli in cura all’ospedale Papa Giovanni XXIII. Qui trovano non solo ospitalità, ma anche un senso di normalità che la malattia spesso cancella. Camere private, spazi condivisi, una rete di volontari e servizi innovativi come la palestra riabilitativa e un ambulatorio dedicato riducono la necessità di continui accessi in ospedale.
«Leo ci ha insegnato che nessuno deve restare solo», sottolinea Michele.
Il percorso che ha portato alla nascita della Casa di Leo è stato lungo e doloroso. «All’inizio è stato uno shock – spiegano – abbiamo girato l’Italia, l’Europa e gli Stati Uniti alla ricerca di una diagnosi». Proprio oltreoceano hanno scoperto un modello di accoglienza che li ha ispirati: non solo un tetto, ma una comunità capace di sostenere davvero le famiglie.
Determinante anche la solidarietà incontrata lungo il cammino, da cui è nata l’associazione Eos – La Stella del Mattino, oggi sostenuta da centinaia di volontari. «Leo ci ha insegnato che nessuno deve restare solo», sottolinea Michele.
«Non si smette mai di elaborare il lutto – aggiunge Susanna – ma si impara a trasformarlo»
A undici anni dalla sua scomparsa, il ricordo resta vivo ogni giorno. «Non si smette mai di elaborare il lutto – aggiunge – ma si impara a trasformarlo». E oggi, tra le stanze della Casa di Leo, quel dolore si traduce in sorrisi, condivisione e nuova vita per tante famiglie.
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