«Pota Pig l’ho inventata in ospedale, con mio figlio. Più di 800 video, che laùr de màcc »

L’intervista. Lo conoscono tutti come Vava77, all’anagrafe lui è Daniele Vavassori, artista poliedrico, famoso per i suoi doppiaggi made in Bergamo, tra sketch esilaranti e la grande passione per la musica.

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«Sono un cantante, un doppiatore demenziale». Si definisce così Daniele Vavassori, in arte Vava77 e ride: «Cosa faccio? Prendo le cose che guardo e ascolto, e poi le distruggo: in un senso tutto mio personale stravolgo i discorsi di quel dialogo, i contesti». Ma aggiunge anche: «In tuto questo circo che metto in piedi ci sono molta passione e rispetto, per la musica e il cinema che stanno alla base di questi progetti». I suoi doppiaggi hanno fatto il giro della Rete e del mondo: ha fatto parlare in bergamasco, in maniera esilarante, dai reali d’Inghilterra ai presidenti degli Stati Uniti, attori e cantanti famosissimi fino all’amatissima Peppa Pig che con lui è diventata, sempre per una questione orobica, Pota Pig: «Pota Pig è nata al Pronto Soccorso di Seriate - ricorda -. Ero lì con mio figlio, per un’otite: era sera e nella sala d’aspetto c’era in tv Peppa Pig. mentre la ascolta ho avuto una vera folgorazione e mi sono detto che dovevo farlo, dovevo metterle sopra uan vocina e farla parlare».

Ride il Vava77, schietto e spontaneo, e gli viene naturale raccontarsi, scherzare, prendersi in giro: «Nasce tutto dalla passione per il cinema e la musica ma soprattutto da un’indole di bambino mai cresciuto, con una grande dose di “stupidera” come diciamo qui a Bergamo».

Tanti i progetti: «Penso il rifacimento di “We are the world” con numerosi artisti: forse è il lavoro che porto più nel cuore, oltre ai numerosi progetti solidali che mi hanno permesso di condividere momenti di musica e di grande spettacolo con Robi Facchinetti o, per esempio, Eros Ramazzotti». E se ogni lavoro che è molto istintivo, ora si sta focalizzando su un «progetto importante, per la città» anticipa e aggiunge: «Di solito navigo sempre quei 5 centimetri davanti a me: mi mette nelle condizioni di non prendermi troppo sul serio, ma ora sono concentrato su una cosa bella, per Bergamo».

Ma la vita privata? «Ho un lavoro parallelo, “normale” - ride - e faccio il grafico, poi c’è la famiglia anche se cucino pochissimo, quasi sempre pasta aglio, olio e peperoncino... che non piace a nessuno. Sono uno sportivo? Mi definirei uomo da divano».

E tra una battuta e un doppiaggio, la domanda nasce spontanea: chi manca ancora? «Ho come la sensazione di aver già doppiato tutti, sar impossibile ma non mi viene in mente nessuno. Ho fatto 600 video - dice e non può concludere che con una battuta in bergamasco -: laùr de màcc».

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