Il cuore impavido di Sofia, esempio per i più giovani

Sofia Goggia non la fermi neanche con le cannonate. La campionessa bergamasca, se potesse, gareggerebbe anche con le stampelle. È il cuore impavido dello sci azzurro e l’ha dimostrato anche ieri: poteva prendersi una pausa di sicurezza e leccarsi le «ferite» della caduta del giorno prima durante la libera ad Altenmarkt-Zauchensee (per fortuna ne è uscita solo ammaccata, ma che paura), invece no: eccola al cancelletto del supergigante austriaco a caccia di punti preziosi per la classifica di specialità e per quella generale di Coppa del Mondo, in cui è in corsa sebbene con meno chance rispetto alla statunitense Mikaela Shiffrin e alla slovacca Petra Vlhova che la precedono nella massima graduatoria del circo bianco. Sofia ha chiuso diciannovesima, sciando sulle uova perché la botta rimediata in discesa evidentemente si è fatta sentire, ma il segnale mandato alle avversarie è comunque significativo: venderà cara la pelle pur di restare in lizza.

Il cuore impavido di Sofia, esempio per i più giovani

Uno spirito guerriero che ne fa non solo la portabandiera azzurra alle imminenti Olimpiadi invernali di Pechino (4-20 febbraio), ma una vera leader della nazionale italiana, che conterà su una significativa rappresentanza bergamasca, considerando tutte le discipline ammesse ai Giochi.

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