Mondiale biennale: anche il Cio contro ma la Fifa tira dritto

Mondiale biennale: anche il Cio contro ma la Fifa tira dritto

Che, tra sondaggi d’opinione e proclami di Arsène Wenger, l’idea di far disputare il Mondiale di calcio ogni due anni non fosse una sparata per vedere l’effetto che fa, era apparso subito chiaro. Una campagna pericolosa – come già sottolineato da queste colonne – che Gianni Infantino, presidente della Fifa, sta conducendo con piglio sempre più deciso, per non dire intransigente. Non importa che Uefa e Conmebol (la confederazione che governa il calcio sudamericano) si siano dette contrarie, così come i calciatori, preoccupati dall’intensificazione dei calendari che ne deriverebbe, con alto rischio di infortuni. Solo Koulibaly del Napoli si è pubblicamente espresso a favore, ma la sua è una posizione dal sapore politico perché si schiera con la sua Africa che rientra in quei «mercati calcistici in via di sviluppo» cui strizza l’occhio Infantino, il quale afferma che «il calcio deve essere veramente globale».

Come se di fatto già non lo sia. E già la Fifa prevede dal 2026 l’aumento delle nazioni partecipanti da 32 a 48. La Federazione internazionale del football sembra determinata a procedere spedita contro tutto e quasi tutti («una decisione verrà presa a fine anno», ha ribadito Infantino). Intanto nelle scorse ore anche il Comitato olimpico internazionale ha manifestato le proprie perplessità sul Mondiale a cadenza biennale, aggiungendo che «incrementare la frequenza creerebbe un conflitto con gli altri sport di maggiore impatto internazionale, come tennis, ciclismo, golf, ginnastica, nuoto, atletica, Formula 1 e molti altri. Questa riforma potrebbe quindi danneggiare la diversità e lo sviluppo delle discipline che non sono il calcio». Il Cio va oltre, paventando danni alla parità di genere: «L’incremento dei calendari dell’attività maschile sarebbe una sfida alla promozione di quello femminile» e a sua volta rimarca «un ancor maggiore logorio fisico e psicologico dei giocatori», invocando poi «consultazioni fra le componenti del mondo del calcio, le federazioni internazionali dei vari sport e gli organizzatori dei maggiori eventi che includano anche i rappresentanti degli atleti». La questione è complessa e delicata, altro che decidere il futuro in un paio di mesi.

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