Si va a Kharkiv per l’impresa Ma senza pressioni

Si va a Kharkiv
per l’impresa
Ma senza pressioni

Mancano due giorni alla nuova «finale» dell’Atalanta. A Kharkiv, nella lontana Ucraina, contro lo Shakhtar – che non può giocare a casa sua, la Donbass Arena di Donetsk, bombardata nel 2014 – sarà partita da dentro o fuori. I nerazzurri dovranno vincere per sperare di guadagnare l’accesso agli ottavi di Champions (servirà anche che il Manchester City non perda a Zagabria contro la Dinamo). Altrimenti lasceranno comunque a testa alta la massima competizione europea per club. Per questo tutti la chiamano la finale.

Sì, è la nuova finale dei bergamaschi. Come lo furono le sfide in Europa League al Borussia e al Copenaghen, o con la Juve e la Lazio la stagione scorsa in Coppa Italia. Pensate a quante «finali» ci ha abituato Gasperini. Da quando c’è lui è cambiato il mondo. Ma questo lo sappiamo ormai a memoria. Ora sarà importante presentarsi nelle migliori condizioni possibili. Nelle coppe, quando un match decide se il cammino proseguirà o si interromperà, bisogna avere anche la fortuna di un’infermeria vuota e la voce squalifiche immacolata.


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