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SEMAGLUTIDE & CO. Roberto Leonardi («San Pietro») lancia l’allarme per l’utilizzo scorretto di queste molecole.
Lettura 2 min.Sui social vengono spesso presentati come la strada più rapida per perdere peso, soprattutto ora che si avvicina l’estate. Ma farmaci come semaglutide e tirzepatide, non sono scorciatoie né «soluzioni miracolose»: sono strumenti terapeutici molto efficaci che però devono essere utilizzati all’interno di un percorso dietoterapeutico personalizzato e sotto controllo medico specialistico. Come ci spiega il dottor Roberto Leonardi, dietologo e referente del Centro per i Disturbi Alimentari e dell’area di Dietetica e Nutrizione Clinica del Policlinico San Pietro.
«Entrambi intervengono sui meccanismi che regolano appetito e senso di fame. Rallentando lo svuotamento gastrico, infatti, favoriscono un precoce senso di ripienezza al pasto (saziamento). Inoltre agiscono a livello centrale diminuendo il desiderio di cibo (craving), il pensiero ossessivo sul cibo (food noise) e la fame emotiva. La tirzepatide, grazie alla doppia azione, sembra influenzare anche il metabolismo dei grassi in modo più marcato».
«Sono efficaci, soprattutto quando associati al trattamento dietoterapeutico specialistico e ad attività fisica. Dagli studi clinici si è visto che con la semaglutide si può arrivare a una riduzione del peso fino al 17% rispetto al peso iniziale, mentre con la tirzepatide fino al 22%. Nella “real life” questi numeri possono certamente variare da individuo a individuo».
«Sono indicati nei pazienti con obesità (BMI superiore a 30) oppure con sovrappeso (BMI superiore a 27) associato a patologie come ipertensione, dislipidemia o apnee notturne etc… Non sono farmaci destinati a chi vuole perdere pochi chili. L’assunzione al di fuori delle indicazioni previste rappresenta un uso off label del farmaco».
«Con una iniezione sottocute, indolore, una volta alla settimana».
«Sì. Questi farmaci devono essere prescritti da un medico specialista dopo un’attenta valutazione clinica. È lo specialista a stabilire per ogni paziente quale sia la molecola più indicata tra semaglutide e tirzepatide, a definirne il dosaggio e la durata del trattamento etc., così da impostare un percorso personalizzato e sicuro per ciascun paziente. Il follow up specialistico è quindi determinante proprio per valutare eventuali “aggiustamenti” della terapia in risposta all’andamento clinico e ponderale nel tempo».
«Come per qualsiasi farmaco, possono essere presenti alcuni effetti collaterali, sebbene la maggior parte gestibile come nausea, diarrea, reflusso gastro esofageo, stipsi. In generale questi effetti indesiderati sono maggiormente presenti nei pazienti che assumono il farmaco senza seguire una dietoterapia. Allo stato attuale non emergono controindicazioni alla prescrizione se non l’allergia al principio attivo».
«La questione non riguarda solo questi farmaci, ma qualsiasi percorso di dimagrimento. L’obesità è una patologia cronica a carattere recidivante, pertanto dopo un trattamento dietetico – e persino dopo un intervento di chirurgia bariatrica – il rischio di riprendere peso è concreto se si torna alle abitudini alimentari precedenti e non si è colta l’occasione per modificare in modo stabile il proprio stile di vita. Per questo motivo, il vero nodo non è solo “perdere peso”, ma riuscire a stabilizzarlo nel tempo attraverso cambiamenti duraturi del comportamento alimentare e la pratica di adeguati livelli di attività motoria. Lo stesso principio vale per i farmaci: sono strumenti efficaci, ma il loro effetto si deve inserire all’interno di un percorso più ampio».
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