Meno impatto sul paziente. Stessa efficacia e sicurezza
CARDIOLOGIA. Al Papa Giovanni XXIII la riparazione della valvola mitralica è ormai un’attività assai consolidata.
L’attività di riparazione della valvola mitralica con chirurgia mini-invasiva all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha superato un traguardo significativo: oltre 100 interventi eseguiti. Un risultato che conferma la maturità del programma e il consolidamento di un approccio chirurgico sempre più orientato alla riduzione dell’impatto sul paziente, senza compromessi sulla sicurezza e sull’efficacia clinica.
Il centesimo
Il centesimo intervento, avvenuto nelle scorse settimane, ha avuto come protagonista un batterista 35enne di Matera, che oltre a esibirsi insegna lo strumento. Per lui la necessità di sottoporsi all’operazione non era più rimandabile, a causa di un difetto della valvola mitralica. Fondamentale era però la possibilità di recuperare rapidamente. La chirurgia mini-invasiva ha risposto a entrambe le esigenze: al quarto giorno di riabilitazione il ragazzo aveva già ripreso l’attività funzionale, con l’obiettivo di tornare quanto prima agli esercizi e alla professione.
«Un elemento distintivo del nostro centro è la preferenza per l’accesso percutaneo dall’arteria ascellare, che consente di ridurre ulteriormente la visibilità della ferita e della cicatrice toracica»
«Con un intervento tradizionale, che prevede l’apertura completa dello sterno (sternotomia), i tempi di recupero sarebbero stati più lunghi, con maggiore dolore post-operatorio, incremento del sanguinamento, degenza ospedaliera più prolungata e limitazioni funzionali più durature» spiega Samuele Bichi, responsabile della Cardiochirurgia mininvasiva dell’Asst Papa Giovanni XXIII.
L’evoluzione dei trattamenti
Negli ultimi anni le tecniche chirurgiche hanno conosciuto un’evoluzione trasversale a tutte le specialità. La cardiochirurgia non fa eccezione: l’approccio mini-invasivo ha profondamente innovato il trattamento delle valvulopatie, in particolare della valvola mitralica. L’obiettivo rimane lo stesso della chirurgia tradizionale – riparare o sostituire la valvola per ripristinarne il corretto funzionamento – ma cambia la via di accesso. Attraverso mini-incisioni, il trauma chirurgico viene ridotto in modo significativo, evitando l’ampia apertura dello sterno e le potenziali complicanze a essa associate. A parità di sicurezza, i benefici per il paziente sono evidenti sul piano funzionale, clinico ed estetico.
Meno conseguenze
La tecnica oggi più utilizzata prevede una mini-incisione laterale a livello del torace di circa 6–8 centimetri (mini-toracotomia). Un accesso più piccolo significa minore sanguinamento, ridotta necessità di trasfusioni, cicatrici meno visibili e un minor rischio di infezioni. Ma soprattutto consente un recupero post-operatorio più rapido: meno dolore, degenze più brevi in terapia intensiva e in reparto, e un ritorno anticipato alla vita quotidiana.
A Bergamo
Al «Papa Giovanni XXIII» di Bergamo gli interventi di riparazione o sostituzione della valvola mitralica in modalità mini-invasiva sono una realtà consolidata da diversi anni. L’ospedale ha progressivamente adeguato lo strumentario chirurgico e tecnologico: l’utilizzo di telecamere endoscopiche ad alta definizione consente di operare all’interno del torace e delle cavità cardiache con estrema precisione. L’attività è cresciuta in modo graduale ma costante. Dai primi interventi del biennio di avvio del programma, la chirurgia mini-invasiva ha progressivamente affiancato e in molti casi sostituito l’approccio tradizionale. Il superamento dei 100 interventi rappresenta oggi un indicatore concreto di esperienza, continuità e affidabilità clinica.
Ad introdurre e sviluppare questo approccio è stato il cardiochirurgo Samuele Bichi, con una formazione maturata in quindici anni di attività in importanti centri cardiochirurgici italiani. Oggi è responsabile della Cardiochirurgia mini-invasiva e della correzione ibrida dell’aorta toracica.
«Ridurre visibilità della cicatrice»
«Abbiamo iniziato – spiega Bichi – selezionando pazienti con buona funzione cardiaca, per poi estendere progressivamente l’indicazione anche a pazienti più anziani, fragili o con iniziale riduzione della funzione ventricolare sinistra. Un elemento distintivo del nostro centro è la preferenza per l’accesso percutaneo dall’arteria ascellare, che consente di ridurre ulteriormente la visibilità della ferita e della cicatrice toracica».
La via trans-ascellare è oggi praticata in pochissimi centri in Italia. Il vantaggio estetico, spesso considerato secondario in chirurgia, assume invece un valore concreto per alcune categorie di pazienti: professionisti dello spettacolo, della moda, atleti – anche amatoriali – e istruttori sportivi.
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