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SNOWBOARDCROSS. «Saranno i miei Giochi numero quattro, ho già vinto due medaglie, spero conti l’esperienza». La bergamasca: «Devo restare con i nervi distesi e concentrata. Sulla pista di Livigno posso dire la mia, chi è forte uscirà alla distanza».
Michela verso il poker. Per Moioli, alzanese classe 1995, quella di Milano-Cortina è la quarta Olimpiade in una carriera strepitosa che oggi la vede unica rappresentante italiana del mondo degli sport invernali ad aver vinto tutto. Venerdì è il giorno del giudizio. Tre Coppe del Mondo (2016, 2018 e 2020), il Mondiale dello scorso marzo a Saint Moritz preceduto da medaglie varie con l’apoteosi dell’oro di Pyeongchang 2018. Quattro anni dopo il debutto di Sochi, quattro prima di Pechino quando ha messo le mani sull’argento nel Team Mixed con Omar Visintin. Il mondo della tavola gareggia a Livigno, località che è la sua seconda casa, su una pista tutta nuova e allestita per l’occasione.
«C’è pressione, c’è tanta attesa. Ma sto cercando di vivere questa grande avventura giorno dopo giorno godendomi il viaggio»
«C’è pressione, c’è tanta attesa. Ma sto cercando di vivere questa grande avventura giorno dopo giorno godendomi il viaggio».
«Non sapevo bene cosa aspettarmi, tutto nuovo. Sono stata a un passo dalla medaglia di bronzo nella gara individuale e proprio mentre i Giochi cominciavano a prendere forma nella mia mente mi sono ritrovata a terra con un ginocchio rotto (contatto fatale con la bulgara Jekova, ndr). Tutto ciò che è accaduto però mi ha fatto capire come si lavora e come si affrontano determinate difficoltà. Forse senza quell’incidente sarebbe cambiato il mio percorso. Una medaglia olimpica a 19 anni magari avrebbe stravolto tutto...».
«Verissimo. Lo sfogo, la sera precedente, guardando la pista dall’alto tra le braccia dei miei affetti più cari ha avuto il suo peso. Quello che mi serviva per essere focalizzata e pronta alla battaglia lasciando in un angolo le emozioni. Avevo vinto una Coppa del Mondo, poche settimane dopo mi sarei ripetuta. Sarei potuta restare schiacciata dalle aspettative, invece sono riuscito a coronare il sogno di una vita».
«Non devo pensare alle medaglie. Ne ho già vinte due, nella mia disciplina può succedere qualunque cosa sia nell’individuale sia nella prova a squadre. Quindi bisogna essere pronti a ogni evenienza accettando serenamente quello che sarà il verdetto»
«Ero portabandiera, un qualcosa che resterà per sempre. Tutti si aspettavano il bis, ho un po’ subito anche questa situazione. In semifinale ho sbagliato lasciando la qualifica per la finale. Una delusione cocente che poi mi ha portato alla caduta nella finalina. Evidentemente dovevo prendere una legnata, fisica e mentale, per reagire. E l’ho fatto con un bell’argento insieme ad Omar Visintin. C’era tanta voglia di rivalsa, il secondo posto è stato speciale».
«Mi auguro tantissimo. Per rimanere serena, con i nervi distesi e con la concentrazione verso quel momento. Senza, soprattutto, pensare alle medaglie. Ne ho già vinte due, nella mia disciplina può succedere qualunque cosa sia nell’individuale sia nella prova a squadre. Quindi bisogna essere pronti a ogni evenienza accettando serenamente quello che sarà il verdetto».
«Corretto. Batteria per batteria cercando costantemente il meglio. Senza far correre troppo il pensiero. Proverò a mettere sul tracciato anche la consapevolezza di un momento nel quale sto bene a 360 gradi unito a ciò che mi hanno dato le precedenti edizioni, nessuna esclusa».
«Valutando nell’insieme, posso sicuramente dire la mia. La partenza non è così selettiva come altrove, e chi è forte è destinato a uscire alla distanza».
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