Bergamo spinge l’Italia sulla strada per i Mondiali

CALCIO. Allo stadio (ore 20,45, diretta Rai1) gli azzurri affrontano l’Irlanda del Nord. C’è in palio la finale del 31 con Bosnia o Galles. Per Gattuso un solo dubbio: Politano o Palestra.

Più che il presente, fa paura il passato. L’Italia che questa sera - 26 marzo - allo stadio di Bergamo affronta l’Irlanda del Nord nelle semifinali dei playoff di qualificazione ai Mondiali (ore 20, 45, diretta tv su Rai1) al di là dell’effettiva forza degli avversari deve fare i conti con i fantasmi delle ultime due eliminazioni premature del 2018 (con la Svezia) e del 2022 (con la Macedonia del Nord). Ma anche gli avversari odierni evocano brutti ricordi, perché furono gli artefici della prima, storica estromissione da una fase finale (1958), ma soprattutto furono loro che, inchiodandola sullo 0-0, quattro anni fa costrinsero l’Italia di Mancini, campione d’Europa l’anno prima, alla fatale sfida con i macedoni.

L’Italia di Gattuso

Se però si analizza la partita da un punto di vista strettamente tecnico, pur con il rispetto evocato dal ct Rino Gattuso nella conferenza stampa della vigilia e dovuto a un avversario che si batte comunque per il medesimo obiettivo, la bilancia dei valori pende nettamente a favore degli azzurri. I quali, tra l’altro, potranno contare anche sulla spinta del pubblico bergamasco, chiamato alle armi proprio da Gattuso, rimasto impressionato dal calore manifestato dall’arena di viale Giulio Cesare nel settembre scorso, quando gli azzurri dilagarono nella ripresa con l’Estonia (5-0) dopo un deludente 0-0 nei primi 45’, al termine dei quali erano comunque rientrati negli spogliatoi fra gli applausi.

Retegui e Palestra

Una spinta che non mancherà nemmeno oggi, anche se inizialmente le simpatie di campanile dei bergamaschi dovranno essere concentrate su Mateo Retegui – indimenticato protagonista di una stagione d’oro lo scorso anno con la maglia dell’Atalanta – e forse Marco Palestra, milanese di Buccinasco cresciuto a Zingonia da quando aveva 10 anni (oggi ne ha 21) che si gioca con Politano il ruolo di esterno destro, nel quale sta disputando una grande stagione in prestito al Cagliari. Al punto che difficilmente lo rivedremo in nerazzurro vista l’entità delle offerte che stanno piovendo per lui sulle scrivanie di Antonio e Luca Percassi.

L’Irlanda del Nord è squadra molto fisica che può essere insidiosa giocando sui lanci lunghi

Per quanto riguarda invece gli atalantini «veri» chiamati da Gattuso, Carnesecchi è chiuso dal totem Donnarumma e Scamacca è ai box per infortunio, mentre potrebbero vedersi a gara in corso Scalvini (prima alternativa a Bastoni al centro della difesa qualora la caviglia dell’interista riprendesse a fare le bizze) e Raspadori, che potrebbe tornare utile in attacco sia come forza fresca nel caso in cui la gara non si sbloccasse, sia per dare fiato a Retegui o Kean se le circostanze permettessero di pensare in anticipo alla finale di martedì 31 in casa di Bosnia o Galles, che pure si affrontano stasera.

Gli avversari

Per quanto riguarda l’Irlanda del Nord, che si presenta senza il suo uomo di maggior caratura internazionale (l’esterno del Liverpool Bradley) schiera due soli giocatori di Premier League: il centrale difensivo Hume del Sunderland (mentre sarà assente il compagno di club e di reparto Ballard) e l’esterno Devenny del Crystal Palace. Da tener d’occhio comunque due giocatori di Championship (la Serie B inglese): il centrocampista Charles del Southampton e l’esterno Devenny del West Bromwich. Il portiere Peacock-Farrell e il centravanti Reid giocano invece addirittura in terza serie. I Verdi – schierati con un 3-4-2-1 che in realtà per compattezza ricorda molto da vicino un 5-4-1 – sono comunque una squadra molto fisica che può essere insidiosa giocando sui lanci lunghi. Certo nulla di paragonabile alla squadra che nel 1958 in Svezia arrivò ai quarti (eliminata dalla Francia) o che nel 1982 in Spagna si qualificò per la seconda fase battendo i padroni di casa. Era quest’ultima la generazione d’oro di Pat Jennings, leggendario portiere dell’Arsenal, e Norman Whiteside, centrocampista del Manchester United a tutt’oggi il più giovane giocatore mai schierato in una fased finale dei Mondiali con i suoi 17 anni, un mese e 10 giorni. Una generazione che quattro anni dopo in Messico esaurì il suo ciclo: da allora (e sono passati quarant’anni) niente più mondiali per una nazionale che, curiosamente, non riuscì ad approdare alla fase finale nemmeno nel 1966 o nel 1970 quando pure disponeva di uno dei più grandi giocatori del pianeta: George Best, al quale oggi è dedicato l’aeroporto di Belfast.

Altri tempi. L’Irlanda del Nord di oggi non sembra davvero poter rappresentare un ostacolo proibitivo per l’Italia, che dovrà avere però molta pazienza per fronteggiare un avversario che segna poco, ma poco concede. E soprattutto per fronteggiare i fantasmi di un passato ingombrante, che fa più paura del presente.

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