Calcio in lutto, è morto a 79 anni il bomber Beppe Savoldi
IL LUTTO. Nato a Gorlago il 21 gennaio del 1947, era malato da tempo.
Bergamo
È morto, giovedì 26 marzo dopo una lunga malattia, il calciatore bergamasco Beppe Savoldi, indimenticato bomber nato e cresciuto nell’Atalanta e poi approdato a Bologna e Napoli.
Il post del figlio Gianluca
«Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe». Si apre così il post pubblicato sui suoi profili social da Gianluca Savoldi, anche lui ex calciatore e ora allenatore. «I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto cio, pur travolti dal dolore. Ringraziamo i medici e gli infermieri del Papa Giovanni XXIIl e dell’lstituto Beato Palazzolo di Bergamo che hanno avuto cura di lui pur tra le sue amate mura domestiche».
Chi era Beppe Savoldi
Nato a Gorlago il 21 gennaio 1947, è stato uno dei centravanti più prolifici e rappresentativi del calcio italiano degli anni Settanta. Ha esordito in Serie A nel 1965 con i nerazzurri, si mette subito in luce per fiuto del gol, potenza fisica e abilità nel gioco aereo. Dopo alcune stagioni in nerazzurro, il salto di qualità arriva con il trasferimento al Bologna nel 1968: qui Savoldi diventa un autentico bomber, vincendo anche la Coppa Italia nel 1970 e conquistando la classifica marcatori della Serie A nella stagione 1972-73.
Il passaggio al Napoli
Nel 1975 passa al Napoli per una cifra record per l’epoca, diventando il primo «miliardario» del calcio italiano. In maglia azzurra conferma il proprio valore, segnando con continuità e contribuendo alla crescita della squadra partenopea negli anni precedenti all’era Maradona. Dopo quattro stagioni torna al Bologna, dove continua a realizzare gol fino al 1982, per poi chiudere la carriera con una breve esperienza nell’Atalanta.
Oltre 200 gol in serie A
In totale, Savoldi ha segnato oltre 200 gol tra i professionisti, imponendosi come uno degli attaccanti più affidabili e completi del suo tempo. Con la Nazionale italiana ha collezionato quattro presenze, segnando un gol, ma senza riuscire a ritagliarsi un ruolo stabile in azzurro in un’epoca ricca di grandi centravanti.
Soprannominato «Mister due miliardi» per il trasferimento al Napoli, Savoldi è ricordato ancora oggi per il suo stile essenziale ma efficace, simbolo di un calcio concreto e diretto, e per il legame forte con le piazze di Bologna e Bergamo, dove resta una figura molto amata.
© RIPRODUZIONE RISERVATA