Champions, Palladino: dobbiamo mettere in difficoltà il Borussia. «Dobbiamo avere fame ed essere sfrontati»

LA PARTITA. La difficoltà sta nel dover preparare la sfida in un solo giorno. Il Borussia ne ha avuto uno in più. Ma ho visto i ragazzi concentrati e attenti al piano gara. Per me faremo un’ottima prestazione».

«Vogliamo mettere in difficoltà il Borussia Dortmund con la mentalità giusta, scendendo in campo leggeri e sfrontati. Mi interessa che la squadra abbia personalità e fame». Raffaele Palladino sprona l’Atalanta alla vigila dell’andata dei playoff di Champions League. «Sono sicuro che metteremo in difficoltà gli avversari - ha detto -. La difficoltà sta nel dover preparare la sfida in un solo giorno. Il Borussia ne ha avuto uno in più. Ma ho visto i ragazzi concentrati e attenti al piano gara. Per me faremo un’ottima prestazione».

«Giochiamo in uno stadio infuocato, in casa di una squadra forte e con grande individualità, che fa tanti gol, sa giocare dentro e attaccare la profondità»

«Sono felice di ritrovare Robert Kovac con cui condivisi lo spogliatoio della Juventus. Io avevo 21 anni, lui era un giocatore importante»

L’obiettivo dei bergamaschi è palese: «Il confronto serve anche per testare il nostro livello e il Borussia, secondo in Bundesliga dietro il Bayern, è su livelli alti: gli ottavi di finale di Champions sono un sogno da provare a raggiungere con tutte le nostre armi», spiega l’allenatore . «Si ragiona sui 180 minuti, ma non bisogna mai pensare alla prossima partita. Giochiamo in uno stadio infuocato, in casa di una squadra forte e con grande individualità, che fa tanti gol, sa giocare dentro e attaccare la profondità», continua Palladino che ricorda un vecchio compagno di squadra, ora vice allenatore del collega giallonero Nico Kovac, suo fratello: «Sono felice di ritrovare Robert Kovac con cui condivisi lo spogliatoio della Juventus. Io avevo 21 anni, lui era un giocatore importante».

Poi le memorie di Marten de Roon, superstite dei sedicesimi di Europa League del 2018 contro i gialloneri. Una sconfitta per 3-2 a Dortmund e 1-1 al ritorno a Reggio Emilia: «Portammo qui mezza Bergamo, perdemmo 3-2 ma fu una festa. Giocavo con Freuler, adesso con Ederson. Per tanti erano le prime volte in Europa, mentre ora abbiamo giocatori con esperienza internazionale», assicura il centrocampista e capitano nerazzurro.

Prima di allora, altri due incroci al Trofeo Bortolotti, nel triangolare con la Juventus della prima edizione con vittoria bergamasca di misura, quindi 5-3 ai rigori in gara unica il primo settembre 2001 con penalty decisivo di Inacio Pià, padre del 2008 Samuele Inacio, cresciuto nel vivaio nerazzurro e a Dortmund da due stagioni. Infine, l’amichevole il primo agosto 2017 ad Altach in Austria, risolta dal gol Ilicic, che al Signal Iduna Park nel 2018 segnò la doppietta prima della rimonta giallonera nel finale.

«Tra il giocare bene o male la linea è sottile. Stiamo segnando tanto subendo poco. L’importante è difendere e attaccare insieme. Oltre al risultato»

Chi ci sarà in campo

Palladino dopo due partite cambierà centravanti: «Scamacca ha recuperato dal piccolo infortunio prima della Cremonese. Lui con Krstovic non è una soluzione dall’inizio, perché la squadra è stata costruita per giocare con due trequartisti, da Samardzic a Sulemana passando per Pasalic e Zalewski». Più che sulle scelte sui singoli, vedi Kolasinac in difesa al posto di Ahanor, il tecnico punta sull’aspetto caratteriale: «Nell’anno nuovo abbiamo spinto sull’acceleratore dopo la sconfitta con l’Inter, acquisendo consapevolezza e autostima. In Champions abbiamo perso col Bilbao per un blackout di dieci minuti e nel passo falso con l’Union Saint-Gilloise - spiega Palladino -. Tra il giocare bene o male la linea è sottile. Stiamo segnando tanto subendo poco. L’importante è difendere e attaccare insieme. Oltre al risultato».

«Il Marten del 2018 direbbe a quello di oggi di godersi momenti come questi».

De Roon: «Non penso ai miei numeri, voglio andare avanti sui tre fronti»

Il finale è tutto per il capitano De Roon, a 9 presenze dal record del club, le 435 di Gianpaolo Bellini: «Non penso ai miei numeri, voglio andare avanti sui tre fronti. Mi viene la pelle d’oca per la vittoria dell’Europa League, ma anche a ripensare al percorso in questi ultimi 8 anni, giocando la Champions per cinque edizioni, un europeo e un mondiale con l’Olanda. Il Marten del 2018 direbbe a quello di oggi di godersi momenti come questi».

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