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Martedì 10 Febbraio 2026
Il calcio dà l’addio al mago di Lallio: Bresciani, il mister carismatico
IL LUTTO. Aveva 90 anni ed era cugino diretto di Angelo Domenghini. Otto campionati vinti e una storica Coppa Italia con il Leffe nel 1982.
Era, per tutti, il mago di Lallio. Lo divenne negli anni mitici del calcio provinciale in bianco e nero, lo rimase quando l’età e le ferree regole di Coverciano imposero lo stop. Gigi Bresciani se n’è andato portando con sé il suo mito, certificato un po’ ovunque sui campi della Bergamasca prima calcati da giocatore, poi attraversati da mister visionario e vincente.
Giocatore e allenatore
Aveva 90 anni, di cui la stragrande maggioranza dedicati al pallone che sui prati spelacchiati dei suoi tempi rimbalzava un po’ come voleva. Quel pallone che lui, da giovane atleta, prendeva a calci con il preciso intento di scaraventarlo in rete: attaccante di scuola atalantina, vestì le maglie di società ai tempi illustri (Leffe, Albinese, Sebinia, Chiuduno) timbrando spesso e volentieri il cartellino. Negli anni Sessanta le carriere non duravano moltissimo, accorciate spesso da infortuni che non risparmiarono neppure i suoi menischi: la transizione da giocatore ad allenatore avvenne dopo i 30 anni in una società di Bergamo chiamata Sporting Club 63, dove serviva una punta ma anche un mister, essendo stata la panchina appena abbandonata da Titta Rota. Giocatore e allenatore, un doppio ruolo culminato nella vittoria del campionato di Seconda categoria. La prima da mister, la prima di una lunga serie: due trionfi allo Sporting, due nella leggendaria Intim Helen del presidente Angelo Finazzi, altri due con il Leffe, poi il primo posto con il Dalmine e ancora quello con la Romanese. In totale otto campionati vinti.
E poi l’impresa mitologica, quella scolpita nella storia del calcio bergamasco: il 29 maggio 1982, al Comunale di Bergamo, il Leffe di Gigi Bresciani batteva 1-0 la Pro Palazzolo nella finale nazionale della Coppa Italia Dilettanti, davanti a 6.273 spettatori che portarono a stabilire il record d’incasso della manifestazione: 17.474.000 di lire sonanti.
Il Mago, un soprannome che non gli dava fastidio: «Più che altro mi sembrava inopportuno perché non ho mai avuto nulla di magico»
Oltre all’imperitura gloria, quel trionfo fruttò ai suoi protagonisti persino una tournée in Indonesia organizzata dalla Federazione. Ma gli orizzonti del Mago - un soprannome che non gli dava fastidio: «Più che altro mi sembrava inopportuno perché non ho mai avuto nulla di magico» - erano quelli più circoscritti del pallone di casa nostra: cugino diretto di Angelo Domenghini (le rispettive madri erano sorelle), juventino di fede, ammirava sinceramente Gianpiero Gasperini, l’allenatore capace di cambiare la mentalità di Bergamo. E quando, alla soglia dei 70 anni, arrivò da Coverciano la lettera di pensionamento fece una smorfia e seppe guardare oltre, scoprendosi talento sopraffino del gioco delle bocce che lo vide primeggiare come ai tempi delle panchine più ruggenti. Fu tecnico di carattere, capace di piantare in asso un presidente che gli aveva venduto mezza squadra senza interpellarlo; ma anche sincero interprete di un ruolo spesso sopravvalutato: «Sono stato fortunato - disse qualche anno fa durante un amarcord - perché ho sempre allenato squadre di alto livello: ma è anche vero che, di conseguenza, ero costantemente obbligato a vincere. E puoi essere l’allenatore più bravo del mondo, ma non vai da nessuna parte se non hai i giocatori forti».
Mercoledì i funerali alle 15
Gigi Bresciani ha lasciato nel dolore la moglie Ancilla, il figlio Ciro, tutti i suoi cari e una lunga lista di estimatori. Lo si può salutare alla Casa del Commiato di via San Bernardino a Bergamo, mentre domani i funerali si terranno alle 15 nella Parrocchiale di Lallio. Che vide il suo Mago dispensare incantesimi a tutto il calcio bergamasco.
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