«L’Atalanta ha offerto bel calcio e valori in Europa». Prandelli a Bergamo: da tifoso mi inchinerei davanti a Gasperini

«Se fossi un tifoso dell’Atalanta, mi inchinerei al solo passaggio di Gasperini, artefice di una storia inimmaginabile». L’ex ct degli azzurri, Cesare Prandelli, all’Accademia dello sport per la solidarietà di Bergamo, ha espresso un giudizio sul ciclo atalantino.

«Roberto Mancini sta facendo un lavoro straordinario da ct per ricreare un gruppo competitivo e sta proponendo molti giovani con coraggio». Così, sulla Nazionale azzurra che sabato scorso contro la Germania ha fatto esordire sei giocatori, l’ex ct Cesare Prandelli, ’guest star’ del torneo tennis vip all’Accademia dello sport per la solidarietà alla Casa dello Sport di Bergamo.

«Già 15 anni fa c’era la tendenza a far giocare pochi elementi delle giovanili in prima squadra, il tema resta delicato. Chi cura i vivai è in missione, perché è in gioco il futuro di tutto il movimento. Ricordiamoci che i ragazzi hanno bisogno di tempo e anche di sbagliare», rimarca Prandelli.

Che su un possibile simbolo del nuovo corso ha impressioni positive: «Wilfried Gnonto è entrato come niente fosse, come se fosse un gioco e non una partita di Nations League contro la Germania, sfornando pure l’assist per il vantaggio. È la sua forza, oltre a essere capace e bravo: gli auguro di conservare questo tipo di approccio».

Prandelli ha parlato anche di Gasperini e dell’Atalamta:«Se fossi un tifoso dell’Atalanta, mi inchinerei al solo passaggio di Gasperini, artefice di una storia inimmaginabile». L’ex ct degli azzurri ha espresso un giudizio sul ciclo atalantino: «Questa squadra, grazie soprattutto al proprio tecnico, in questi anni ha offerto un gran calcio e valori forti all’Italia e all’Europa. Gasperini va ringraziato a vita».

Sulla rivoluzione societaria con l’ingresso di Stephen Pagliuca, Prandelli vede comunque una linea di continuità col passato: «Forse serve una comunicazione diretta circa pianificazione e obiettivi, ma la gestione sportiva rimane alla famiglia Percassi». Rimasto legatissimo all’ambiente, l’ex selezionatore ne elogia i tratti distintivi: «Come i Bortolotti e i Ruggeri, l’Atalanta ha sempre avuto il pregio di una proprietà capace di mettere gli uomini giusti al posto giusto. Come dimenticare Mino Favini? - chiude -. Nel mio decennio da tecnico a Bergamo nelle giovanili avevamo Vavassori, Modanesi e Perico, era un confronto continuo per gettare le basi del futuro. Uno Scalvini non nasce per caso, anche se quando gli obiettivi si alzano di livello è dura avere ogni anno quattro o cinque Primavera già pronti. Gasperini ha trovato lui e non ha esitato a farlo giocare».

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