Manovra, brutto scherzo al non profit

Manovra, brutto
scherzo al non profit

Il mondo del non profit è uno dei fiori all’occhiello dell’Italia. Quante volte questa evidenza ha raccolto consensi trasversali tra i partiti. I numeri del resto parlano chiaro: nel nostro Paese gli enti attivi sono oltre 336 mila e complessivamente impiegano 5 milioni 529 mila volontari, secondo i dati Istat. La nostra provincia dà un contributo considerevole, con 3 mila associazioni e 100 mila volontari (quasi un abitante su dieci). Una presenza che spesso sopperisce alle carenze dello Stato, ma non solo: crea legami e senso di appartenenza a una comunità. È un valore enorme, non monetizzabile, in un’epoca di individualismi, solitudine e comunità disgregate. Un bene sociale che costruisce bene comune.

Un emendamento del governo gioca un brutto scherzo a questo settore: viene cancellato lo sconto del 50% sull’Ires (l’imposta sui redditi delle società, che raddoppierà dal 12 al 24%) a enti del non profit e, tra gli altri, gli istituti di assistenza sociale, le società di mutuo soccorso, gli enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza, gli istituti di istruzione e di studio, i corpi scientifici, le accademie, le fondazioni e associazioni storiche, letterarie, scientifiche, gli enti ecclesiastici, gli Istituti autonomi per le case popolari. Le reazioni al provvedimento sono garbate ma decise: «Assurdo che dobbiamo essere proprio noi a pagare l’accordo con l’Europa. Un prezzo alto: da una prima stima, solo per il primo anno, il volontariato italiano andrà a versare 118 milioni di euro» è il commento della portavoce del Forum nazionale del Terzo settore, Claudia Fiaschi.


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