Anbi, nel Nord Italia poca neve, problemi per le riserve idriche
(ANSA) - ROMA, 07 MAG - "E' ormai evidente che il fronte delle criticità idriche si si stia spostando, nel 2026, dal Mezzogiorno alle regioni settentrionali d'Italia e, nonostante alcuni dati rassicuranti (i livelli idrometrici dei grandi laghi regolati o i volumi idrici invasati nei serbatoi piacentini e veneti), diversi elementi riportano ai difficili periodi di siccità del recente decennio".
A dirlo è l'Osservatorio sulle Risorse Idriche dell'Anbi, l'associazione dei consorzi di bacino.
Ad allarmare è soprattutto la carenza di neve: in Valle d'Aosta il deficit il deficit nell'indice Swe (Snow Water Equivalent) si attesta al 33% ed è quantificabile in circa 400 milioni di metri cubi d'acqua rispetto ai valori medi storici.
Ad Aprile, su alcuni bacini piemontesi l'ammanco è stato superiore al 90% sulla media storica (Ticino -91%, Cervo -99%); in Lombardia, la riserva idrica nivale è inferiore del 41% a quella del 2022, cioè ci sono 220 milioni di metri cubi in meno.
Nel Veneto, il confronto fra ora ed il 2022, anno della peggiore siccità nella storia dell'Italia Settentrionale, il deficit nell'indice Swe segna -32% circa nei bacini montani del fiume Piave e -67% nel bacino Cordevole; in totale ci sono circa 62 milioni di metri cubi di riserva idrica nivale in meno rispetto a quattro anni fa.
"Ciò significa - segnala Massimo Gargano, Direttore Generale dell'Anbi - che tra poche settimane, quando le alte temperature avranno fuso completamente il residuo manto nevoso in quota, potremo affidarci solo alle piogge estive per la ricarica degli acquiferi, che già ora mostrano alcuni casi di evidente criticità". (ANSA).
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