A Bergamo genitori e figli in corteo insieme: «Per il futuro e un lavoro giusto»
LE VOCI DELLA PIAZZA. Alla manifestazione di venerdì hanno partecipato 4mila persone di diverse generazioni. Una mamma: «Difendere gli spazi di libertà». Operai e insegnanti: «Schiacciati dal carovita».
Lettura 1 min.Un corteo pacifico di 4mila persone ha attraversato venerdì la città. Ma chi c’era in piazza a protestare? I lavoratori che erano gli studenti di ieri, e oggi sono magari genitori, e gli studenti, che saranno i lavoratori di domani. Un’alleanza intergenerazionale. Giovani, adulti. Dipendenti, provati dal «lavoro povero» e dal precariato ma anche i liberi professionisti. Gli uni accanto agli altri, perché il malessere che schiaccia è lo stesso.
Le generazioni
«Ero in piazza con gli studenti principalmente perché sono preoccupata per il restringimento degli spazi democratici messo in atto con la criminalizzazione dei minori che manifestano. Ma non chiedono che un’istruzione di qualità, di essere messi in condizione di apprendere bene. Sono richieste inclusive e non di rottura verso la società», dice Guia Gilardoni. È una ricercatrice sociale, ed è madre. È scesa in corteo anche per stare vicino a sua figlia. Ma non è stata - ci tiene a sottolinearlo - una scelta mossa dall’istinto di protezione genitoriale. «È la condivisione – rivendica invece –. Ero lì per aiutarla a decodificare quello che sta accadendo. In un momento in cui gli adulti mortificano i giovani, che già sono una minoranza, era importante per me testimoniare con la mia presenza che dagli adulti c’è anche un esempio diverso. Quello che vedo è una frattura generazionale, e io ero lì per ribadire invece un’intesa intergenerazionale».
«È stato un corteo bellissimo, colorato, combattivo e carico di rabbia e determinazione»
Un’unione che può nascere proprio attraverso la lotta per le comuni rivendicazioni. A ripeterle sono alcuni lavoratori presenti alle proteste, appartenenti sia al settore dei trasporti sia della scuola e dell’educazione, operai e «lavoratori poveri».
I lavoratori
«Gli affitti sono diventati insostenibili, le bollette pesano sempre di più sui bilanci familiari, persino fare un pieno di benzina è diventato un problema – spiegano –. Ci sono famiglie che non riescono ad arrivare nemmeno alla seconda settimana del mese. Persone che lavorano, che fanno sacrifici, che rinunciano a tutto». A sostenere studenti e lavoratori in piazza c’erano anche diverse attività commerciali, che hanno scelto di chiudere per unirsi al corteo (e non per paura di rappresaglie).
«Doveroso»
Come la libreria «Incrocio» di via Quarenghi: «Come libreria che è parte del tessuto sociale del quartiere e della città e che ha l’obiettivo di creare attorno a sé un ambiente culturale fatto anche di dibattito, ci sembrava doveroso», sottolinea il titolare Mauro Messina.
Il disagio di cittadini esausti ha trovato voce tra le strade della città, come rimarca il sindacato Usb, promotore dello sciopero generale del 30 ottobre: «È stato un corteo bellissimo, colorato, combattivo e carico di rabbia e determinazione che ha dato voce a chi troppo spesso viene ignorato». Una prova di forza civica, soprattutto da parte dei giovani, capace anche di emozionare. «Sono tornata a casa commossa», dice l’attrice e regista Silvia Briozzo, in piazza con la figlia.
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