A Bergamo: «I miei 30 anni da investigatore. Un sogno che si è realizzato»
LA STORIA. L’ispettore Luigi Malenchini da domenica 1° marzo in pensione. Una carriera di indagini alla Mobile. Il questore Nicolì: «Un riferimento».
«Dalla “Siena Monza 71” è tutto, buonanotte, passo e chiudo. Mi sono divertito tanto a fare il poliziotto!». L’ultimo servizio in borghese l’ha chiuso così l’ispettore Luigi Malenchini, oggi all’ultimo giorno di lavoro in questura, con un’ermetica comunicazione via radio ai colleghi utilizzando il suo nickname, goliardicamente celebre tra le mura di via Noli: «Siena Monza», che per i questurini sta per Squadra Mobile, e «71» beh... consultate la smorfia napoletana e lo scoprirete. «Sbirro» autentico da strada, alle diavolerie digitali delle indagini scientifiche su cui si adagiano i detective moderni lui ha sempre preferito i pedinamenti all’antica e le «passeggiate» con i confidenti del fitto (e talvolta insospettabile) sottobosco bergamasco, di cui conquistava la fiducia con modi pacati e umani. «Mi hanno insegnato così» dice lui, che ha avuto buoni maestri. Dal 1° marzo «Gigi», originario di Ciserano, sarà in pensione e andrà ad affollare l’elenco ormai lungo di poliziotti della vecchia guardia che hanno salutato via Noli, portandosi via un bagaglio di esperienza e conoscenze difficile da rimpiazzare.
«Per me fare il poliziotto era un sogno. E l’ho realizzato»
Tre decenni di indagini
Trentanove anni di servizio, di cui 29 alla Squadra Mobile di Bergamo (con una breve parentesi alla Digos), ha sempre fatto l’investigatore e ha visto scorrere tra le sue mani almeno tre decenni di indagini, occupandosi dei casi più delicati e spesso risolvendoli. Come l’eclatante fuga dei due detenuti Max Leitner ed Emanuele Radosta, protagonisti di un’evasione da film (era l’ottobre del 2004) dal carcere di Bergamo, calandosi dalla cinta di via Gleno con scalette da rocciatori. Vennero «ripescati» da Gigi e colleghi in Marocco, al culmine di una paziente ricostruzione della rete di fiancheggiatori. Poi la spettacolare rapina a mano armata a un portavalori in A4, la sera del 9 giugno 2008: si giocava Olanda-Italia agli Europei, il traffico era scarsissimo quando un commando paramilitare, con mitra e kalashnikov, bloccò l’autostrada sparando all’impazzata. I banditi fuggirono con 2 milioni di euro ma poterono goderseli per poco perché Gigi e la «sua» Squadra Mobile si misero di mezzo, arrestandone undici nei mesi successivi. L’elenco dei casi è lungo e passa anche dalle indagini antidroga che diedero il la allo smantellamento delle Torri di Zingonia, le prime investigazioni dopo la scomparsa di Yara Gambirasio, e pure la parziale soluzione di un cold case: il sequestro di Mirko Panattoni del 1973. La Squadra Mobile, rispolverando il fascicolo nel 2019, scoprì un’impronta del presunto autista della banda.
«Punto di riferimento»
La carriera di Luigi Malenchini è stata ripercorsa venerdì 27 febbraio durante una partecipata festa in questura, con tanti colleghi e ben tre questori: l’attuale Vincenzo Nicolì e due predecessori, Andrea Valentino e Girolamo Fabiano. «Sei stato un punto di riferimento - ha detto il questore Nicolì a Malenchini – e ai colleghi più giovani hai trasmesso la voglia di seguire le tue tracce. La questura sarà sempre casa tua». Ad ascoltare anche la moglie di Gigi, Nicoletta Barmina, pure lei poliziotta, e la figlia Anita. «A Gigi mi lega una grande amicizia, quando si arruolò aveva 20 anni e fu destinato al Reparto Mobile di Milano, dove io ero un giovane commissario – ricorda l’ex questore Girolamo Fabiano –. Dopo poco, dato che aveva la stoffa, fu destinato all’antidroga milanese: ha fatto il mestiere più difficile in Polizia, l’investigatore». I colleghi proiettano un video sulla carriera di Gigi e le lacrime rigano il volto del poliziotto. Celso Mavilla, suo maestro alla narcotici di Milano, lo abbraccia. «Siete una famiglia, lascio degli amici – le parole di Gigi ai colleghi – ma non vi abbandonerò: rimarrò per organizzare i tornei (Malenchini è anche anima del Football Club Polizia di stato Bergamo, ndr). Per me fare il poliziotto era un sogno. E l’ho realizzato».
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