A scuola 993 cattedre vacanti: il 40% sono docenti di sostegno
I DATI. Concluse le operazioni di mobilità: 445 posti scoperti alle superiori, 385 alle elementari. E 319 insegnanti andranno a lavorare fuori provincia. I sindacati:«Costo della vita troppo alto».
Lettura 3 min.Ancora pochi giorni e anche quest’anno scolastico volgerà al termine. Tra esami, chiusura estiva e vacanze, però, settembre è dietro l’angolo. E sembra proprio che anche questa volta si ripresenterà con un problema ormai ben noto anche in Bergamasca: quello delle cattedre vacanti. Un tema che si lega a doppio filo anche all’«esodo» di docenti, che da Bergamo decidono di andare a insegnare in un’altra provincia, spesso nel sud Italia, a causa anche del costo della vita che, al Nord, spesso mal si concilia con stipendi bassi e carrello della spesa sempre più costoso.
I numeri della mobilità
Pochi giorni fa, sul sito del ministero dell’Istruzione e del Merito sono stati pubblicati gli esiti delle operazioni di mobilità per i docenti di ogni ordine e grado, dopo l’accettazione delle domande di trasferimento pervenute ai rispettivi uffici scolastici territoriali. Dati tutt’altro che confortanti: ad oggi sono infatti ben 993 le cattedre scoperte nella nostra provincia, considerando la scuola dell’infanzia, la primaria, la secondaria di primo grado e la secondaria di secondo grado. Un numero che già di per sé preoccupa addetti ai lavori e sigle sindacali. La situazione diventa però ancor più evidente nella sua gravità se si guarda alle singole voci di queste 993 cattedre vacanti. Scartabellando tra le tabelle ministeriali, infatti, emerge che quasi il 40% del totale, ovvero 393 posti, sono dedicati a docenti specializzati sul sostegno agli alunni con disabilità. Un tema ormai esploso negli ultimi anni, ma a cui si fa fatica a trovare una risposta.
Quello delle cattedre vacanti non è un tema che riguarda solo la nostra provincia. Consultando i dati regionali e nazionali, si evince un quadro di emergenza che interessa l’intera Penisola. In Lombardia le cattedre scoperte sono in tutto 12.086, di cui 4.371 riservate al sostegno, mentre il dato italiano parla di 46.826 posti da riempire, di cui 11.461 riservato ai docenti specializzati nel sostegno.
Sostegno, allarme primaria
Gli esiti della mobilità per i docenti bergamaschi sono consultabili anche nello specifico degli ordini scolastici e delle classi di concorso. In particolare, il maggior numero di cattedre scoperte, considerando tutta la provincia, si registra nelle scuole superiori (445), seguite da elementari (385), medie (145) e infanzia (18). La situazione cambia se si pone come indicatore le cattedre scoperte riservate al sostegno. In questo caso, il settore maggiormente in difficoltà è quello delle scuole primarie, con ben 327 cattedre vacanti: si tratta di quasi il 33% del totale dei posti vuoti nella Bergamasca. Un dato peggiore di quello regionale e nazionale, dove le cattedre vacanti alle elementari per il sostegno pesano rispettivamente per quasi il 31% e il 17,5%. Seguono le scuole secondarie di primo grado (con 43 cattedre), le secondarie di secondo grado (18) e, infine, dell’infanzia (5).
Immissioni in ruolo
Posti che dovranno essere ricoperti entro settembre, ricorrendo in primo luogo alle supplenze. A questi numeri si aggiungono poi i posti riservati alle immissioni in ruolo. Per l’infanzia sono 16 cattedre (di cui 3 per il sostegno), 180 per le elementari (154 per il sostegno), 39 per le medie (6 per il sostegno) e 230 per le superiori (4 per il sostegno).
I docenti in uscita
Altro dato rilevante, si diceva, è quello dei trasferimenti interprovinciali, i docenti, cioè, che hanno chiesto (e ottenuto) di lasciare la Bergamasca per andare a insegnare in un’altra provincia. Ma non solo: il dato comprende anche i passaggi di ruolo o di cattedra da una provincia all’altra. In tutto, 319 insegnanti: il picco si registra alla secondaria di primo grado, con ben 122 insegnanti che hanno optato per questa possibilità (di cui 35 specializzati nel sostegno agli studenti con disabilità certificata).
In cima alla classifica delle destinazioni preferite ci sono le città e le province del Sud. Dietro i numeri, in questo caso, si celano le tante storie di docenti originari del Meridione che, non appena possibile, scelgono di tornare a casa. Anche, ma non solo, per motivi di portafoglio, con i costi della vita a Bergamo (e in generale nel Nord Italia) spesso troppo alti per gli stipendi della categoria.
«Continuità didattica a rischio»
«Si prospetta un altro anno di difficoltà – prevede Fabio Cubito, segretario generale della Flc Cgil Bergamo –. Considerano l’organico di fatto (i posti “aggiuntivi” rispetto a quelli previsti a inizio anno, per far fronte a esigenze contingenti, ndr) questi numeri sono destinati ad aumentare. Quindi, ancora una volta, la provincia di Bergamo sarà in sofferenza per l’avvio dell’anno scolastico». Considerando poi la fatica che si fa ogni anno a occupare i posti destinati alle immissioni in ruolo, è evidente come i dati di oggi, pur preoccupanti, siano parziali. «Rispetto agli altri anni, le cattedre vacanti risultano essere in leggero calo (l’anno scorso erano in tutto 1.117. ndr), ma bisogna considerare che c’è stata una riduzione dell’organico. Cosa servirebbe? Meno proclami e più organico», osserva Cubito.
«Il rischio – dice Michele Gaverini di Uil Scuola Bergamo – è che ci siano ricadute negative sulla didattica, la mancanza di continuità nelle classi, soprattutto nella primaria, per gli alunni con disabilità. Altro dato allarmante è quello dei trasferimenti interprovinciali che riflette la situazione attuale: stipendi non appetibili, costo della vita in continuo aumento, affitti che erodono la metà dello stipendio». Per Gaverini negli anni scorsi si è creata una situazione di «anomalia» per quanto riguarda il sostegno: «Si sono abilitati più docenti del necessario per la secondaria di secondo grado, mentre non si è investito abbastanza sulla primaria e secondaria di primo grado».
Di «voragini da coprire» parla Pietro Diasparro, della Cisl Scuola Bergamo, in particolare per l’organico di sostegno della scuola primaria. «Con questi numeri, non basteranno sicuramente il numero di specializzati previsto dalle immissioni in ruolo. Per le medie e le superiori, invece, abbiamo la situazione contraria: organici saturi e quindi tantissima disponibilità di docenti per il sostegno, per cui non ci sono posti».
In generale, a livello di reclutamento «servirebbe adottare quello che una volta era il doppio canale, ovvero l’immissione in ruolo non solo da concorso ma anche dalle graduatorie, mentre viene fatto solo per il sostegno».
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