Allarme maltrattamenti nella Bergamasca: due casi al giorno tra le mura domestiche

Delinquenza in calo, ma sale uno dei reati da Codice rosso. Il pg: «Evasione e fatture false, dietro spesso c’è la criminalità organizzata».

La gran parte dei reati continua a diminuire e la tendenza finisce per disorientare piazzisti politici della paura e statistici di buon senso che prevedevano almeno una lieve risalita, vista l’assenza di lockdown nel periodo dell’anno giudiziario preso in esame (1° luglio 2020-30 giugno 2021).

Si scopre così che la Bergamasca analizzata attraverso il codice penale è in faticosa navigazione verso quell’isola felice che non è mai stata e che resta per ora una chimera. Si apprende, semmai, che sta diventando sempre meno sicuro il luogo al riparo per eccellenza: la propria casa. Tra i reati in controtendenza figurano infatti i maltrattamenti in famiglia, cresciuti del 22,7% rispetto al periodo precedente: erano 687 nei 12 mesi compresi fra il 1° luglio 209 e il 30 giugno 2020, sono diventati 840, vale a dire più di due al giorno. Tra le mura domestiche succede di tutto: dal classico copione di insulti, umiliazioni e botte ai danni di conviventi, figli o genitori, sino al caso della badante condannata per le vessazioni all’anziana che doveva accudire.

I maltrattamenti rientrano nel côté del Codice rosso insieme a violenze sessuali, stalking, revenge porn (le vendette di chi pubblica sui social video o foto scottanti della o dell’ex), lesioni personali gravi. Reati di «particolare allarme sociale», ha chiosato ieri il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli durante l’inaugurazione del nuovo anno giudiziario (si è svolta al palazzo di giustizia di Brescia, sede del distretto; al tribunale di Bergamo si è seguito la cerimonia via streaming). «Fattispecie - ha osservato il pg - che spesso vedono coinvolte fasce generazionali e di provenienza culturale molto diverse. Questo è ancor più vero per la complessità del tessuto sociale del nostro territorio, caratterizzato da una forte presenza di stranieri e quindi dal potenziale contrasto tra dinamiche, culture e modi diversi di concepire le relazioni sociali».

Questi reati, ha ammonito Rispoli, «continuano a costituire un’autentica emergenza e impongono una risposta giudiziaria all’insegna del massimo rigore, in particolare quando commessi in danno di donne o di soggetti in condizione di particolare vulnerabilità».

L’aumento dei maltrattamenti in famiglia per il pg «può probabilmente individuarsi nelle tante situazioni di “convivenza forzata” provocate dalla pandemia», mentre il procuratore di Bergamo Antonio Chiappani non saprebbe «offrire una plausibile lettura», rilevando però che questo dato «trova un allarmante corrispondenza nel numero raddoppiato delle negoziazioni assistite (una sorta di separazione consensuale davanti al magistrato tra conviventi con figli a carico, ndr), passate da 137 a 280».

Calano, anche se il numero resta alto, i delitti contro la libertà sessuale (da 158 a 138) e lo stalking (da 314 a 275) per il quale sono state emesse 41 misure di allontanamento dalla casa familiare e 27 di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Una decina i procedimenti aperti per violenza sessuale su minore, mentre cominciano a comparire anche a Bergamo i primi fascicoli per revenge porn .

Fatture false e rischio ’ndrangheta

Un altro dato in aumento è relativo alla richiesta di sequestri per beni e denaro nell’ambito di inchieste per reati finanziari e fiscali. Nell’anno giudiziario analizzato ne sono stati proposti per 278.473.383 euro, più del quadruplo dei 65.030.686 del periodo precedente. Dei 278 milioni e rotti, il gip ha autorizzato il sequestro per meno della metà: 134.027.690 euro, mentre il valore di beni e soldi effettivamente sequestrati è di 29.004.788 euro, un milione meno rispetto al periodo precedente.

«I 278 milioni sono frutto per lo più di frodi fiscali, spesso falsi crediti di imposta, e dunque sono somme difficili da recuperare per lo Stato - avverte Chiappani -. Sono reati in espansione, proliferano le società cartiere che sfornano fatture false perché le aziende possano abbattere, in modo illecito, l’imponibile. È una pratica che è un campanello d’allarme, perché a rischio di infiltrazione da parte della criminalità organizzata. Invito le varie categorie professionali a riflettere sul fenomeno».

Il meccanismo con cui un imprenditore può rimanere invischiato con ambienti mafiosi lo ha ripetuto ieri il pg Rispoli: «Le indagini più recenti hanno evidenziato che soggetti, in particolare legati alla ’ndrangheta, avviano sul territorio attività imprenditoriali a volte reali, altre volte fittizie, ed entrano in affari con imprenditori in difficoltà e perciò maggiormente esposti al rischio di rimanere schiacciati nel rapporto. Tali soggetti possono contare su un enorme flusso di liquidità e possono offrire servizi per la commissione di lucrosi reati economici. In tale contesto l’evasione fiscale in forma organizzata si pone come volano per l’espansione delle organizzazioni criminali».

E a proposito di evasione, a Bergamo non si sono pagate tasse per 97.545.564 euro e non si è versata Iva per 80.406.854. In 343 sono stati denunciati (di cui 4 in manette) per reati fiscali: 36 erano sconosciuti al Fisco.

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