Bassa Bergamasca, aggredita dall’ex a colpi di forbice. È gravissima, lui resta in carcere
IL CASO. Una vicina è riuscita a far entrare il figlio della coppia di 4 anni in casa sua durante l’agguato. Il gip: «Modalità efferate, lui era possessivo».
Lettura 2 min.Bassa Bergamasca
Resta in carcere il marocchino 31enne accusato del tentato omicidio aggravato dell’ex compagna , colpita ripetutamente con un paio di forbici nella notte tra sabato 19 e domenica 20 settembre, davanti al loro bambino di 4 anni, nell’ingresso della casa della donna in un paese della Bassa Bergamasca. La donna è grave in terapia intensiva. Lo ha disposto il gip Roberto Palermo dopo aver convalidato l’arresto.
Il precedente
Il giudice, nell’ordinanza, evidenzia la pericolosità dell’uomo, la cui azione è stata compiuta con «modalità improvvise e anche particolarmente efferate», davanti al piccolo che piangeva e gridava. Si ripercorre un episodio accaduto il 25 luglio: la sua ex gli aveva permesso di entrare, chiedendogli però di andarsene prima che il bambino fosse riportato a casa (il Tribunale dei minori aveva disposto, nei confronti dell’uomo, il divieto di contatti con il figlio). Lui però aveva rifiutato e così erano state allertate le forze dell’ordine.
In quell’occasione, aveva affermato che senza lei «non avrebbe vissuto». La lettura di questo fatto e del tentato omicidio, per il gip, evidenziano un rapporto con la vittima «caratterizzato da possessività», dal non riuscire ad accettare la fine della relazione, e «da una progressiva escalation violenta».
E poi le frasi pronunciate durante l’aggressione («Ci ammazziamo, oggi moriamo tutti, domani vado in galera») rilevano la consapevolezza della gravità di ciò che stava facendo, ma anche il rischio di reiterazione. L’indagato, nel ricostruire l’accaduto (ha ammesso l’aggressione) ha tentato di scaricare sulla vittima la responsabilità di aver scatenato la sua condotta: secondo la sua versione, mentre passava in strada, la donna dal balcone avrebbe iniziando a provocarlo e insultarlo. Ma per il giudice, questo denota una «non piena e convinta assunzione di responsabilità, e la persistente tendenza a giustificare la violenza esercitata riconducendola alla provocazione altrui».
In primo piano, nel valutare la pericolosità dell’uomo, anche i numerosi precedenti penali e di polizia che «delineano un quadro non occasionale di devianza e di inclinazione alla commissione di reati anche a base violenta».
Il racconto di una vicina
Una vicina ha raccontato di aver inizialmente sentito le grida minacciose e «allarmanti» con cui l’uomo diceva «ci ammazziamo, oggi moriamo tutti», che arrivavano dalla casa della donna. È uscita sul ballatoio vedendo il 31enne con la mano sinistra sul collo dell’ex per tenerla ferma, mentre la colpiva al collo, petto e braccia, con un oggetto acuminato che teneva stretto nell’altra mano. C’era anche il bimbo, e la vicina è riuscita ad attirare la sua attenzione, gli ha fatto aprire la porta a vetri e l’ha portato al sicuro nella sua casa. È poi tornata indietro con l’intento di aiutare la sua vicina, vedendo l’uomo che andava via. Un altro testimone ha raccontato delle grida «sempre più intense e pesanti», e del pianto del bambino.
I carabinieri hanno rintracciato il 31enne poco dopo seduto davanti a un santuario: aveva le mani ancora sporche di sangue. Su un mobile vicino all’ingresso della casa della donna c’erano le forbici da sarta intrise di sangue.
L’uomo ha ammesso il fatto sia davanti ai carabinieri che successivamente in sede di interrogatorio. Ma, sulla dinamica, ha dichiarato solo di non ricordare nulla, se non il fatto di aver colpito l’ex con delle forbici che gli erano capitate sotto mano, e di aver interrotto l’aggressione dopo aver sentito la vicina urlare di smetterla.
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